venerdì 12 marzo 2021

 

Chi è Bruno Pontecorvo?

La storia avventurosa del fisico pisano compagno  di Fermi

 

di Pietro Nati

 

In un numero del settimanale “Umbria Settegiorni” è apparso un articolo in due parti

del medesimo scrivente dal titolo “Intervista a Tito Pontecorvo, figlio del fisico atomico collega di Fermi”. Qui in coda riportiamo  un frammento dell’intervista suddetta, in cui Tito, figlio del defunto scienziato racconta alcune cose. Se si menziona il cognome Pontecorvo la maggior parte della gente, in Italia, pensa subito al regista Gillo Pontecorvo (1919-2006), personaggio della cinematografia e autore di film di successo come “ La battaglia di Algeri (1966 ), Quemada (1969). Gillo, nato nel 1919, è fratello minore di Bruno che invece è nato nel 1913. La famiglia Pontecorvo di Pisa è di fede ebraica, non praticante, è facoltosa, il padre, Massimo, è titolare di  una azienda che occupa diversi opera. È  una famiglia numerosa, Bruno e Gillo sono anche cugini di Eugenio Colorni (1909-1944), noto socialista e di Emilio Sereni (1907-1977), comunista. Bruno Pontecorvo frequentò giovanissimo il biennio di ingegneria a Pisa e a soli 18 anni s'iscrisse al terzo anno di Fisica all'Università di Roma passando l'esame di ammissione con Enrico Fermi e Franco Rasetti, diventando quindi uno degli assistenti più stretti  di Enrico Fermi (1901-1954). In tal modo venne a far parte del cosiddetto "gruppo di via Panisperna"  (Franco Rasetti, Emilio Segrè, Edoardo Amaldi, Oscar d’ Agostino,  Ettore Majorana),  che  sotto la guida di Fermi, nell’ anno 1934 fece esperimenti rivoluzionari nel campo della fisica atomica. Principale scoperta del gruppo fu nel 1934 la proprietà dei “neutroni lenti in fisica nucleare, che diede avvio alla realizzazione del primo reattore nucleare e successivamente della bomba atomica. In sostanza il gruppo ottenne (come poi aveva ipotizzò Ida Noddak),  senza rendersene conto,  la cosiddetta “fissione del nucleo atomico” che  poi fu ufficialmente realizzata alla fine del  1938 dai tedeschi  O. Hahn  e  F. Strassmann .

Il gruppo di Via Panisperna; Roma, 1934
Il film di Gianni Amelio del 1988 “I ragazzi di via Panisperna”venne dedicato a Enrico Fermi e al gruppo di giovani fisici  che si raccolse intorno a lui all'istituto sito in  via Panisperna di Roma. Andò in onda per la prima volta in due puntate su Rai2 nel 1990.  Dopo alcuni anni, anche a causa delle leggi razziali il gruppo si disperse: nel marzo  del  1938 avvenne la misteriosa e inispiegabole  scomparsa di Ettore Majorana,  l’emigrazione in America di Fermi ( premio Nobel alla fine del  1938),  di Rasetti e Segrè (premio Nobel in America nel 1959). Bruno Pontecorvo, su interessamento di Fermi si  era recato  presso il laboratorio di F. Joliot-Curie (1900-1958) a Parigi, nel 1936. A causa delle leggi antisemite non rientrò in Italia e nel 1940, quando avvenne l’occupazione tedesca di Parigi scappò in modo rocambolesco ( in bicicletta) per imbarcarsi verso gli Stati Uniti.  Era con lui con la moglie, il figlio primogenito Gillo, il fratello Gillo ( futuro regista) e altri, tra cui Salvatore Luria (1912-1991 ) futuro premio Nobel per la medicina in America. Negli Stati Uniti lavorò con una compagnia privata nell’ esplorazione dei giacimenti petroliferi con il sistema del “carotaggio neutronico” da lui sviluppato. Durante il periodo francese e  sotto  l’influenza di Joliot-Curie, premio Nobel e comunista militante,  Beuno Pontecorvo abbracciò l’idea comunista. Forse proprio per questo non venne chiamato dal governo americano a collaborare nel progetto Manhattan (realizzazione della bomba atomica), diversamente da Fermi, Emilio Segrè ( 1905-1989) e Bruno Rossi (1905-1993).  Alla fine del 1942 Fermi, a Chicago, aveva realizzato e messo in funzione la prima pila atomica   con cui  fu sperimentata la reazione nucleare  a catena autoalimentata e controllata.

Qui è da accennare al fatto che Franco Rasetti (1901-2001) non accettò di collaborare al progetto atomico americano e più tardi ebbe parole di biasimo  nei riguardi dei colleghi italiani che vi avevano partecipato. Rasetti, coetaneo di Fermi, di padre toscano, era nato in Umbria, esattamente a Pozzuolo umbro, frazione di Castiglion del Lago. La madre  Adele Galeotti,  era nata a Narni, uno zio ,  Gino Galeotti, era nato a Gubbio nel 1866. Rasetti fu  in Canada e dopo la guerra abbandonò la fisica atomica  per dedicarsi  alla paleontologia. Bisogna  mettere in evidenza che nella Germania nazista  la realizzazione della bomba atomica, che il mondo libero  a ragione paventava, era tutt’altro che in una fase avanzata, ma questo venne  costatato solo dopo l’occupazione del  paese. È vero che il reich nazista poteva disporre delle risorse di uranio della Boemia e che anzitempo si era assicurato l’approvvigionamento di acqua pesante della Norvegia, ma è ragionevole ritenere che le potenzialità industriale e scientifica della Germania non sarebbero state sufficienti a raggiungere lo  scopo, considerato  che diversi fisici tedeschi erano espatriati e che dal 1943 in poi  furono ingenti i danni alle industrie provocati dai bombardamenti alleati che erano ormai padroni dei cieli.  C’è un altro aspetto importante su cui porre attenzione. Si tenga presente la seguente cadenza temporale:  6 agosto: bomba su Hiroshima; 8 agosto : intervento sovietico contro il Giappone; 9 agosto : bomba su Nagasaki;  15 agosto : firma di resa del Giappone.



  La prima bomba su Hiroshima è del 6 agosto, e dopo solo tre giorni la seconda bomba colpiva la città di Nagasaki. Da più parti si è osservato che si poteva attendere qualche giorno di più, magari una settimana, prima di usare la seconda bomba. È  vero che in Giappone la fazione  militarista, che era irriducibile e contraria alla resa,  stava per prendere il sopravvento. Ma sembra che  il fatto che spinse gli  Sati  Uniti ad affrettarsi  sia stato anche  un altro: L’Unione sovietica, come concordato alla conferenza di Yalta, aveva dichiarato la  guerra al  Giappone  e l’armata rossa stava avanzando velocemente e  travolgendo i Giapponesi in Manciuria.Gli Stati Uniti non volevano arrivare secondi (come a Berlino)  sul territorio del Giappone. Volevano evitare che l’Unione sovietica potesse accampare pretese su qell’area, e inoltre con l’atomica  intendevano dare un monito e un segnale di potenza all’ Unione Sovietica di Stalin.  Verso la fine della guerra Pontecorvo fu chiamato in Canada a collaborare nel progetto nucleare anglo-canadese e alla fine degli anni Quaranta potè trasferirsi in Inghilterra. Prese la cittadinanza inglese e dapprincipio fu destinato al centro nucleare di Harvel. Nel mese di agosto del 1950, durante una vacanza in Italia, improvvisamente scomparve con  tutta la famiglia. Due giorni prima avava lasciato la sua auto “Vanguard” in un garage di Roma, chiedendo  di cambiare l’olio e di lavarla e che sarebbe venuto dopo  due giorni  a  ritirarla. Non vi tornò mai.   Non informò nemmeno i suoi numerosi parenti, fratelli, sorelle e genitori e non rientrò in Inghilterra come da programma. Si pensò a un nuovo caso Majorana. Non  se ne seppe nulla, fin quando, nel 1955,  non fu trasmesso un suo intervento radiofonico da Mosca a favore della pace. Bruno Pontecorvo, convinto e sincero comunista, in buona fede,  voleva dare il suo contributo alla scienza sovietica e intendeva propugnare l’ uso pacifico e civile dell’energia nucleare. Gli fu revocata la cittadinanza  inglese e nell’occidente , specialmente in America, fu avanzato il   sospetto che avesse  tramesso  segreti atomici ai Sovietici,  dopo e anche prima della a sua “fuga”. Il contesto dell’epoca è quantomai significativo: negli anni Cinquanta già si è in piena guerra fredda, negli USA cominciava il Maccartismo ( la cosiddetta caccia alle streghe). Nel 1949 l’Unione sovietica aveva realizzato e sperimentato la prima bomba atomica, molto prima di quanto gli Americani avessero previsto , quindi  supposero che ciò non sarebbe stato possibile senza il trafugamento di segreti atomici. 

Non basta: nel 1950 esplose il caso Fuchs. Klaus Fuchs ( 1911-1988) era un brillante fisico teorico tedesco naturalizzato inglese, che era scappato dalla Germania nazista nel 1933 e, negli anni Quaranta, era stato impegnato a Los Alamos nel progetto Manhattan e poi nel progetto nucleare inglese. Fuchs era comunista e dopo l’arresto ammise di aver trasmesso  alcuni documenti importanti ad agenti sovietici.  Ma il fatto che indusse Pontecorvo ad una precipitosa decisione  sembra sia stato anche un altro. In quel mese di agosto del 1950 comparve anche sui giornali italiani la notizia che  Fermi e agli altri suoi colleghi  ( Rasetti, Segrè) avevano intentato un procedimento giudiziario nei confronti del governo americano per il riconoscimento dei  diritti derivanti dal brevetto dei “neutroni lenti”, che gli Stati Uniti avevano utilizzato nella realizzazione dei reattori nucleari e della bomba atomica.  Pontecorvo  temette che questa notizia di cronaca venisse ulteriormente ad attirare l’attenzione su di sé, in quanto parte interessata al brevetto.  Pontecorvo aveva già ceduto ad altri parte dei suoi diritti per poche centinaia di dollari e, con la sua “scomparsa” oltre cortina, perse ogni possibilità di ricevere  quelle poche migliaia di dollari che alla fine il governo americano sborsò. L’espatrio probabilmente fu  organizzato dal cugino Emilio Sereni, eminente membro del partito comunista italiano; circostanza che Sereni non ha mai rivelato. In Unione sovietica alla famiglia Pontecorvo venne  assegnato un comodo appartamento a Mosca e una villetta (dacia) a Dubna, la città della scienza,  dove si trovavano i laboratori  scientifici e  l’intellighenzia scientifica dell’ URSS. Bruno aveva a disposizione anche un’ automobile con l’autista. In seguito, alle domande dei giornalisti, egli dichiarò sempre che mai era sia era occupato   della bomba atomica, né in Urss, né prima in Occidente. Quando Pontecorvo giunse in Russia  l’atomica sovietica era già stata realizzata da Curchatov, nel 1949. Certamente l’esperienza del fisico pisano nei reattori ad acqua pesante, fu utile al governo sovietico, come anche la prospezione neutronica dei giacimenti di uranio. È  del tutto verosimile che Pontecorvo  in URSS  non  abbia mai lavorato nei progetti nucleari dell’ URSS, compreso quello della bomba di bomba all’ idrogeno, in quanto le autorità sovietiche , secondo la loro abituale diffidenza e sospetto,  non si fidavano  completamente di lui. Nell’ URSS, sempre ossessionata dal segreto e dal sospetto, nei primi 5 anni Pontecorvo fu tenuto in incognito, non era noto il suo nome né la sua provenienza. Veniva chiamato “ professore” o Bruno Maksimovic, secondo l’ uso russo del patronimico (  Massimo  è il nome del padre).  Nel 1958 divenne membro dell’ Accademia delle scienze sovietica, titolo che gli conferiva un enorme prestigio e privilegi. Fu sempre un eccellente sportivo.Introdusse in  Urss la pesca subacquea e il tennis, di cui  in Italia era stato campione nazionale di terza categoria. Ha raccontato che una volta, insieme ad un collega scienziato, quando riemerse dalle acque del Mar Nero, con quella tuta e maschera da subacqueo ( mai viste in Urss)  venne arrestato e trattenuto dalla polizia, che pensò di aver trovato un sabotatore straniero. La polizia  non gli credette quando dichiarò di essere l’ accademico Pontecorvo e  fu rilasciato solo quando la televisione annunciò che si temeva per lo scienziato che non era rientrato dalle vacanze. In Russia Pontecorvo ebbe modo di incontrarsi con poche persone dell’ Occidente: oltre ai noti scienziati sovietici Piotr Kapitza, Kurchatov,  Koriolov, Landau,   ebbe contatti  con il francese F. Joliot-Curie e pochi altri. Ebbe contatti soprattutto con giornalisti italiani corrispondeni del giornale  L’ Unità ( Giuseppe Boffa, Maurizio Ferrara ), ebbe come allievo il fisico Giuseppe Longo, figlio di Luigi Longo.  Enrico berlinguer Fu a casa sua, a Dubna,   quando venne mandato dal P.C.I. in URSS nel 1968  per chiedere ai “compagni sovietici”  spiegazioni riguardo all’invasione della Cecoslovacchia ( e che ottenne soltanto l’effetto  di irritare la dirigenza sovietica). Pontecorvo aveva approvato l’invasione dell’ Ungheria del 1956, ma ora, pur condannando l’invasione  della Cecoslovacchia, non aderì alle proteste dei comunisti italiani , e per questo  gli venne sospeso l’abbonamento e l’invio in Russia  del quotidiano l’Unità ; giornale che   leggeva  con molto piacere,  perché era l’unico mezzo per avere informazioni dall’ estero e che  rappresentava per lui l’unico legame con l’Italia. 

la villetta (dacia) dei Pontecorvo a Dubna
Tra gli altri conobbe il fisico, più giovane di lui, Andrej Sacharov (1921-1989), che  era stato tra gli artefici della bomba H sovietica . Sacharov era fortemente critico verso il sistema comunista sovietico, riguardo alla mancanza di libertà di pensiero e di stampa  e gli raccontava degli orrori degli ospedali psichiatrici dove venivano ristretti i dissidenti. Pontecorvo  restò scioccato e  perplesso , non era disposto a dargli credito e  gli disse: Ma tu sei proprio anticomunista!  In seguito,  quando  Sacharov era in punto di morte, Pontecorvo  andò a fargli visita e gli disse : “ Avevi ragione tu. E io ero un ingenuo”. Bruno ricevette il permesso di tornare in Italia solo nel 1978.  Lo attendeva all’aeroporto di Fiumicino una marea di  giornalisti e fotografi con i quali seppe destreggiarsi precisando che  non avrebbe risposto a domande relative al  suo espatrio in Urss. Visitò Pisa Roma Venezia e altre località e soggiornò a Cetona, presso Chiusi,  dove i suoi parenti avevano una casa. Visitò città che non aveva mai visto, come San Gimignano, Assisi, Perugia, Gubbio. Negli anni seguenti si recò  molte volte in Italia, l’ultima volta nel 1993 quando venne a  curarsi una frattura all’anca . Dal 1978 era afflitto dal morbo di Parkinson. Morì a Dubna il 24 settembre 1993. Le sue generi furono tumolate a Dubna e a Roma.  Nel 1992 Miriam Mafai, che poco dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica  lo intervistò più volte, gli chiese se si fosse pentito della fatidica scelta: «Ci ho pensato molto, a questa domanda. Puoi immaginare quanto ci ho pensato. Ma non riesco a darmi una risposta».  E alla domanda  : Come definiresti oggi la tua posizione politica ? Pontecorvo rispose : “ Sono confuso come tutti coloro che sono stati comunisti. Ma non mi vergogno delle cose che ho fatto e che ho detto. Certo il Socialismo è fallito, ma la domanda di giustizia che c’è nel mondo, quella rimane. La risposta  che abbiamo dato noi era sbagliata, ma questo non significa che non esista una risposta giusta.”


Bruno Pontecorvo con il piccolo Tito nel !946 in Canada
Riguardo all’ accusa di spionaggio da parte del mondo occidentale a   si può ossservare questo. Sarebbe stato materialmnte possibile  per Pontecorvo passare informazioni atomiche ad agenti sovietici quando   in Canada lavorava al progetto nucleare anglo-canadese, ma mai  è venuta fuori  alcuna prova. Solo sospetti, insinuazioni. Si può aggiungere quanto segue. Nel dopoguerra, negli anni Quaranta,   esisteva ancora l’alleanza  tra URSS  e Angloamericani, dunque formalmente l’ URSS era una potenza alleata; era giusto  che  l’  America  continuasse a detenere l’esclusiva dell’arma e dei segreti atomici? E perché detenere l’esclusiva della bomba atomica, quando il comune nemico ( Germania e Giappone) era stato sconfitto, se non per mantenere il dominio sul resto del mondo? Oltretutto gli Stati Uniti sono stati in grado di realizzare l’ordigno nucleare non solo in virtù della loro potenza industriale, ma anche grazie all’apporto di scienziati di diverse nazionalità ( Italiani, Inglesi, Francesi, Tedeschi Ungheresi e  altri). In conclusione se Pontecorvo , come Klaus Fucks, avesse dato un aiuto all’unione sovietica, chi avrebbe il diritto di biasimarlo? Ma, giova ripeterlo, non esiste alcuna prova.

 Nel 1995, in Russia ,  in riconoscimento dei suoi meriti scientifici, fu istituito  il prestigioso Premio Pontecorvo,  attribuito annualmente . Nell’ URSS ricevette premi e  riconoscimenti ma non ricevette il premio Nobel, a causa dell’ opposizione del mondo occidentale. Di tutta l'opera di Bruno Pontecorvo sono da sottolineare i suoi contributi alla fisica dei neutrini, contributi che hanno rappresentato vere e proprie pietre miliari: l'intuizione di come rivelare gli antineutrini prodotti nei reattori nucleari (metodo utilizzato da Frederick Reines che per questo ricevette il Nobel nel 1995), la predizione che i neutrini associati agli elettroni fossero diversi da quelli associati ai muoni (la verifica sperimentale di questa predizione ha fruttato il premio Nobel a Jack SteinbergerLeon Lederman e Melvin Schwartz), l'ipotesi che i neutrini, nel vuoto, si potessero trasformare in neutrini di altro tipo: fenomeno noto come oscillazione dei neutrini, la cui successiva conferma sperimentale ha visto l'assegnazione del premio Nobel per la Fisica, nel 2015, ad Arthur McDonald e Takaaki Kajita.  Inoltre Pontecorvo, sulla scia delle intuizioni di Ettore Majorana e Gian Carlo Wick, ipotizzò che i due neutrini prodotti dal muone fossero di natura diversa, uno come partner fisso del muone primario, l’altro come partner dell’elettrone. A questo punto Bruno Pontecorvo si proponeva come uno dei più grandi esperti al mondo di Fisica del neutrino. 

Tito Pontecorvo in un'immagine recente
Tito Pontecorvo è uno dei tre figli di Bruno, il secondogenito, nato nel 1944 in Canada. Dottore in oceanografia,  si dedicò all’allevamento dei cavalli di razza (Akhal-teke) che sempre erano stati la sua passione, quando vide che le autorità sovietiche non gli  permettevano più di partecipare a spedizioni scientifiche e di sbarcare in paesi esteri ( perché, come egli afferma, aveva rifiutato l’iscrizione al partito). Ora è uno dei principali allevatori di cavalli della prestigiosa razza Akhal-Teke  del mondo. L’argomento dei cavalli di razza ovviamente è il suo preferito e sul suo lavoro di allevatore  e di oceanografo ha raccontato a lungo. Peraltro ha evitato  di rispondere ad alcune domande.


Le domande gli sono state rivolte in inglese , l’intervista-racconto è stato fatto a voce in lingua russa poi trascritto e tradotto in italiano.

Tito, sicuramente hai letto il recente libro del fisico Frank Close “La vita divisa. Storia di Bruno Pontecorvo. Fisico o Spia”. Che cosa ne pensi?  Ritengo che questo libro sia una vera schifezza. Perché questo tipo vi ha inserito, oltre a cose vere e corrette, anche l’ informazione che Bruno presumibilmente era una spia. Questa è un'assurdità  incredibile. È tutto spinto per per fare sensazione ed attirare l’interesse della gente. La massa  ha bisogno di qualcosa “di fritto” (nds:  di sensazionale). Sull'idealismo. Spesso ho avuto discussioni  con lui, perché io non sono un idealista. Ho vissuto in Unione Sovietica e, in generale, ho avuto molti problemi nella mia vita. Tuo padre è italiano, tua madre è svedese, tu sei nato in Canada, sei vissuto brevemente in Inghilterra, e poi la maggior parte della vita in Russia, ora vivi negli Stati Uniti. Come nazionalità tu come ti senti? Sono italiano, mia madre è svedese. Sono nato in Canada. Ma per carattere, per stile, sono italiano, mi sento italiano. Sono stato in Italia molte volte, mi piace tanto l’Italia. …. Forse mi piacerebbe vivere in Italia, perché mi sento italiano. Ma ciò richiede del tempo, molto tempo per trovare amici. Hai imparato la lingua di tuo padre, l’italiano? Lo parlavo quando ero bambino. Ora posso comprenderlo, ma non lo parlo più dal 1989. E ora che vivi in America  la lingua russa l’hai dimenticata? No, parlo sempre russo quando sono a Mosca o in Turkemenistan ; una volta all’anno. Da una fotografia mi sembra di capire che nel 1992, con tuo padre malato di Parkinson, sei stato al convegno scientifico al centro E. Majorana di Erice, vero ? Sì, Pietro, è vero.  Bruno ed io fummo ad Erice, in Sicilia, ad una conferenza scientifica. Sono stato in Italia con Bruno diverse volte. Nel 1986 mia moglie ed io viaggiammo attraverso l’Europa con l’automobile e soggiornammo in Italia più di un mese. Bruno venne in Italia quando noi eravamo lì.  Sai se tuo padre ha mai conosciuto i figli di Antonio Gramsci, Delio e Giuliano, che abitavano a Mosca anch’essi? Sfortunatamente non ho mai conosciuto i Gramsci. Ma forse tuo padre si.  Forse si, ma io non ho mai  saputo nulla da Bruno. Ricordi quando  Enrico Berlinguer, nel 1968, dopo i fatti di Praga, fece una visita a casa vostra a Dubna? No, io non ho visto Berlinguer a casa nostra. Probabilmente ero in … si,  io studiavo all’università di Mosca allora. Tuo padre ti ha mai raccontato o menzionato Ettore Majorana e la sua misteriosa scomparsa nel 1938?  Si, lui parlava molto bene di Ettore Majorana, ma non ricordo dettagli. Quali importanti persone visitarono la tua casa? Chi ricordi? Ce ne furono molte… Sicuramente Miriam Mafai. No, non ricordo Miriam Mafai. Ma ricordo gli scienziati Frederic Joliot-Curie, Andrej Sacharov, Jan Labirrig. E ovviamente Gillo Pontecorvo, molte volte, ma in Italia, non in Russia. E Igor Kurciatov, il padre della bomba atomica sovietica? No, non ricordo di averlo incontrato. Quando sei emigrato negli Stati Uniti? Hai preso la cittadinanza americana? Sono arrivato in America intorno al 1997-1998, stabilmente intorno al 2000. Sono qui da oltre 20 anni. Sì, ora l'America è il mio luogo di vita permanente e ho preso  la cittadinanza americana.

 

 

 

 

 

 

 

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