Chi è Bruno Pontecorvo?
La storia avventurosa del fisico pisano compagno di Fermi
di Pietro Nati
In un numero del settimanale “Umbria Settegiorni” è apparso un articolo in due parti
del medesimo scrivente dal titolo “Intervista
a Tito Pontecorvo, figlio del fisico atomico collega di Fermi”. Qui in coda
riportiamo un frammento dell’intervista
suddetta, in cui Tito, figlio del defunto scienziato racconta alcune cose. Se si
menziona il cognome Pontecorvo la maggior parte della gente, in Italia, pensa subito
al regista Gillo Pontecorvo (1919-2006), personaggio della cinematografia e
autore di film di successo come “ La battaglia di Algeri (1966 ), Quemada
(1969). Gillo, nato nel 1919, è fratello minore di Bruno che invece è nato nel
1913. La famiglia Pontecorvo di Pisa è di fede ebraica, non praticante, è
facoltosa, il padre, Massimo, è titolare di
una azienda che occupa diversi opera. È una famiglia numerosa, Bruno e Gillo sono anche
cugini di Eugenio Colorni (1909-1944), noto socialista e di Emilio Sereni
(1907-1977), comunista. Bruno Pontecorvo frequentò giovanissimo il
biennio di ingegneria a Pisa e
a soli 18 anni s'iscrisse al terzo anno di Fisica all'Università
di Roma passando l'esame di ammissione con Enrico Fermi
e Franco
Rasetti, diventando quindi uno degli assistenti più stretti di Enrico Fermi (1901-1954). In tal modo venne
a far parte del cosiddetto "gruppo
di via Panisperna" (Franco Rasetti, Emilio Segrè, Edoardo Amaldi,
Oscar d’ Agostino, Ettore Majorana), che
sotto la guida di Fermi, nell’ anno 1934 fece esperimenti rivoluzionari
nel campo della fisica atomica. Principale scoperta del gruppo fu nel 1934 la
proprietà dei “neutroni lenti” in fisica nucleare,
che diede avvio alla realizzazione del primo reattore nucleare e
successivamente della bomba atomica.
In sostanza il gruppo ottenne (come poi
aveva ipotizzò Ida Noddak),
senza rendersene conto, la
cosiddetta “fissione del nucleo atomico” che
poi fu ufficialmente realizzata alla fine del 1938 dai tedeschi O. Hahn
e F.
Strassmann .
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| Il gruppo di Via Panisperna; Roma, 1934 |
Qui è da accennare al fatto che Franco Rasetti (1901-2001) non accettò di collaborare al progetto atomico americano e più tardi ebbe parole di biasimo nei riguardi dei colleghi italiani che vi avevano partecipato. Rasetti, coetaneo di Fermi, di padre toscano, era nato in Umbria, esattamente a Pozzuolo umbro, frazione di Castiglion del Lago. La madre Adele Galeotti, era nata a Narni, uno zio , Gino Galeotti, era nato a Gubbio nel 1866. Rasetti fu in Canada e dopo la guerra abbandonò la fisica atomica per dedicarsi alla paleontologia. Bisogna mettere in evidenza che nella Germania nazista la realizzazione della bomba atomica, che il mondo libero a ragione paventava, era tutt’altro che in una fase avanzata, ma questo venne costatato solo dopo l’occupazione del paese. È vero che il reich nazista poteva disporre delle risorse di uranio della Boemia e che anzitempo si era assicurato l’approvvigionamento di acqua pesante della Norvegia, ma è ragionevole ritenere che le potenzialità industriale e scientifica della Germania non sarebbero state sufficienti a raggiungere lo scopo, considerato che diversi fisici tedeschi erano espatriati e che dal 1943 in poi furono ingenti i danni alle industrie provocati dai bombardamenti alleati che erano ormai padroni dei cieli. C’è un altro aspetto importante su cui porre attenzione. Si tenga presente la seguente cadenza temporale: 6 agosto: bomba su Hiroshima; 8 agosto : intervento sovietico contro il Giappone; 9 agosto : bomba su Nagasaki; 15 agosto : firma di resa del Giappone.
La prima bomba su Hiroshima è del 6 agosto, e dopo solo tre giorni la seconda bomba colpiva la città di Nagasaki. Da più parti si è osservato che si poteva attendere qualche giorno di più, magari una settimana, prima di usare la seconda bomba. È vero che in Giappone la fazione militarista, che era irriducibile e contraria alla resa, stava per prendere il sopravvento. Ma sembra che il fatto che spinse gli Sati Uniti ad affrettarsi sia stato anche un altro: L’Unione sovietica, come concordato alla conferenza di Yalta, aveva dichiarato la guerra al Giappone e l’armata rossa stava avanzando velocemente e travolgendo i Giapponesi in Manciuria.Gli Stati Uniti non volevano arrivare secondi (come a Berlino) sul territorio del Giappone. Volevano evitare che l’Unione sovietica potesse accampare pretese su qell’area, e inoltre con l’atomica intendevano dare un monito e un segnale di potenza all’ Unione Sovietica di Stalin. Verso la fine della guerra Pontecorvo fu chiamato in Canada a collaborare nel progetto nucleare anglo-canadese e alla fine degli anni Quaranta potè trasferirsi in Inghilterra. Prese la cittadinanza inglese e dapprincipio fu destinato al centro nucleare di Harvel. Nel mese di agosto del 1950, durante una vacanza in Italia, improvvisamente scomparve con tutta la famiglia. Due giorni prima avava lasciato la sua auto “Vanguard” in un garage di Roma, chiedendo di cambiare l’olio e di lavarla e che sarebbe venuto dopo due giorni a ritirarla. Non vi tornò mai. Non informò nemmeno i suoi numerosi parenti, fratelli, sorelle e genitori e non rientrò in Inghilterra come da programma. Si pensò a un nuovo caso Majorana. Non se ne seppe nulla, fin quando, nel 1955, non fu trasmesso un suo intervento radiofonico da Mosca a favore della pace. Bruno Pontecorvo, convinto e sincero comunista, in buona fede, voleva dare il suo contributo alla scienza sovietica e intendeva propugnare l’ uso pacifico e civile dell’energia nucleare. Gli fu revocata la cittadinanza inglese e nell’occidente , specialmente in America, fu avanzato il sospetto che avesse tramesso segreti atomici ai Sovietici, dopo e anche prima della a sua “fuga”. Il contesto dell’epoca è quantomai significativo: negli anni Cinquanta già si è in piena guerra fredda, negli USA cominciava il Maccartismo ( la cosiddetta caccia alle streghe). Nel 1949 l’Unione sovietica aveva realizzato e sperimentato la prima bomba atomica, molto prima di quanto gli Americani avessero previsto , quindi supposero che ciò non sarebbe stato possibile senza il trafugamento di segreti atomici.
Non basta: nel 1950 esplose il caso Fuchs. Klaus Fuchs ( 1911-1988) era un brillante fisico teorico tedesco naturalizzato inglese, che era scappato dalla Germania nazista nel 1933 e, negli anni Quaranta, era stato impegnato a Los Alamos nel progetto Manhattan e poi nel progetto nucleare inglese. Fuchs era comunista e dopo l’arresto ammise di aver trasmesso alcuni documenti importanti ad agenti sovietici. Ma il fatto che indusse Pontecorvo ad una precipitosa decisione sembra sia stato anche un altro. In quel mese di agosto del 1950 comparve anche sui giornali italiani la notizia che Fermi e agli altri suoi colleghi ( Rasetti, Segrè) avevano intentato un procedimento giudiziario nei confronti del governo americano per il riconoscimento dei diritti derivanti dal brevetto dei “neutroni lenti”, che gli Stati Uniti avevano utilizzato nella realizzazione dei reattori nucleari e della bomba atomica. Pontecorvo temette che questa notizia di cronaca venisse ulteriormente ad attirare l’attenzione su di sé, in quanto parte interessata al brevetto. Pontecorvo aveva già ceduto ad altri parte dei suoi diritti per poche centinaia di dollari e, con la sua “scomparsa” oltre cortina, perse ogni possibilità di ricevere quelle poche migliaia di dollari che alla fine il governo americano sborsò. L’espatrio probabilmente fu organizzato dal cugino Emilio Sereni, eminente membro del partito comunista italiano; circostanza che Sereni non ha mai rivelato. In Unione sovietica alla famiglia Pontecorvo venne assegnato un comodo appartamento a Mosca e una villetta (dacia) a Dubna, la città della scienza, dove si trovavano i laboratori scientifici e l’intellighenzia scientifica dell’ URSS. Bruno aveva a disposizione anche un’ automobile con l’autista. In seguito, alle domande dei giornalisti, egli dichiarò sempre che mai era sia era occupato della bomba atomica, né in Urss, né prima in Occidente. Quando Pontecorvo giunse in Russia l’atomica sovietica era già stata realizzata da Curchatov, nel 1949. Certamente l’esperienza del fisico pisano nei reattori ad acqua pesante, fu utile al governo sovietico, come anche la prospezione neutronica dei giacimenti di uranio. È del tutto verosimile che Pontecorvo in URSS non abbia mai lavorato nei progetti nucleari dell’ URSS, compreso quello della bomba di bomba all’ idrogeno, in quanto le autorità sovietiche , secondo la loro abituale diffidenza e sospetto, non si fidavano completamente di lui. Nell’ URSS, sempre ossessionata dal segreto e dal sospetto, nei primi 5 anni Pontecorvo fu tenuto in incognito, non era noto il suo nome né la sua provenienza. Veniva chiamato “ professore” o Bruno Maksimovic, secondo l’ uso russo del patronimico ( Massimo è il nome del padre). Nel 1958 divenne membro dell’ Accademia delle scienze sovietica, titolo che gli conferiva un enorme prestigio e privilegi. Fu sempre un eccellente sportivo.Introdusse in Urss la pesca subacquea e il tennis, di cui in Italia era stato campione nazionale di terza categoria. Ha raccontato che una volta, insieme ad un collega scienziato, quando riemerse dalle acque del Mar Nero, con quella tuta e maschera da subacqueo ( mai viste in Urss) venne arrestato e trattenuto dalla polizia, che pensò di aver trovato un sabotatore straniero. La polizia non gli credette quando dichiarò di essere l’ accademico Pontecorvo e fu rilasciato solo quando la televisione annunciò che si temeva per lo scienziato che non era rientrato dalle vacanze. In Russia Pontecorvo ebbe modo di incontrarsi con poche persone dell’ Occidente: oltre ai noti scienziati sovietici Piotr Kapitza, Kurchatov, Koriolov, Landau, ebbe contatti con il francese F. Joliot-Curie e pochi altri. Ebbe contatti soprattutto con giornalisti italiani corrispondeni del giornale L’ Unità ( Giuseppe Boffa, Maurizio Ferrara ), ebbe come allievo il fisico Giuseppe Longo, figlio di Luigi Longo. Enrico berlinguer Fu a casa sua, a Dubna, quando venne mandato dal P.C.I. in URSS nel 1968 per chiedere ai “compagni sovietici” spiegazioni riguardo all’invasione della Cecoslovacchia ( e che ottenne soltanto l’effetto di irritare la dirigenza sovietica). Pontecorvo aveva approvato l’invasione dell’ Ungheria del 1956, ma ora, pur condannando l’invasione della Cecoslovacchia, non aderì alle proteste dei comunisti italiani , e per questo gli venne sospeso l’abbonamento e l’invio in Russia del quotidiano l’Unità ; giornale che leggeva con molto piacere, perché era l’unico mezzo per avere informazioni dall’ estero e che rappresentava per lui l’unico legame con l’Italia.
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| la villetta (dacia) dei Pontecorvo a Dubna |
Riguardo all’ accusa di spionaggio da parte del mondo
occidentale a si può ossservare questo.
Sarebbe stato materialmnte possibile per
Pontecorvo passare informazioni atomiche ad agenti sovietici quando in Canada lavorava al progetto nucleare
anglo-canadese, ma mai è venuta fuori alcuna prova. Solo sospetti, insinuazioni. Si
può aggiungere quanto segue. Nel dopoguerra, negli anni Quaranta, esisteva ancora l’alleanza tra URSS
e Angloamericani, dunque formalmente l’ URSS era una potenza alleata;
era giusto che l’
America continuasse a detenere
l’esclusiva dell’arma e dei segreti atomici? E perché detenere l’esclusiva
della bomba atomica, quando il comune nemico ( Germania e Giappone) era stato
sconfitto, se non per mantenere il dominio sul resto del mondo? Oltretutto gli
Stati Uniti sono stati in grado di realizzare l’ordigno nucleare non solo in
virtù della loro potenza industriale, ma anche grazie all’apporto di scienziati
di diverse nazionalità ( Italiani, Inglesi, Francesi, Tedeschi Ungheresi e altri). In conclusione se Pontecorvo , come
Klaus Fucks, avesse dato un aiuto all’unione sovietica, chi avrebbe il diritto
di biasimarlo? Ma, giova ripeterlo, non esiste alcuna prova.Bruno Pontecorvo con il piccolo Tito nel !946 in Canada
Nel 1995, in Russia , in riconoscimento dei suoi meriti scientifici, fu istituito il prestigioso Premio Pontecorvo, attribuito annualmente . Nell’ URSS ricevette premi e riconoscimenti ma non ricevette il premio Nobel, a causa dell’ opposizione del mondo occidentale. Di tutta l'opera di Bruno Pontecorvo sono da sottolineare i suoi contributi alla fisica dei neutrini, contributi che hanno rappresentato vere e proprie pietre miliari: l'intuizione di come rivelare gli antineutrini prodotti nei reattori nucleari (metodo utilizzato da Frederick Reines che per questo ricevette il Nobel nel 1995), la predizione che i neutrini associati agli elettroni fossero diversi da quelli associati ai muoni (la verifica sperimentale di questa predizione ha fruttato il premio Nobel a Jack Steinberger, Leon Lederman e Melvin Schwartz), l'ipotesi che i neutrini, nel vuoto, si potessero trasformare in neutrini di altro tipo: fenomeno noto come oscillazione dei neutrini, la cui successiva conferma sperimentale ha visto l'assegnazione del premio Nobel per la Fisica, nel 2015, ad Arthur McDonald e Takaaki Kajita. Inoltre Pontecorvo, sulla scia delle intuizioni di Ettore Majorana e Gian Carlo Wick, ipotizzò che i due neutrini prodotti dal muone fossero di natura diversa, uno come partner fisso del muone primario, l’altro come partner dell’elettrone. A questo punto Bruno Pontecorvo si proponeva come uno dei più grandi esperti al mondo di Fisica del neutrino.
| Tito Pontecorvo in un'immagine recente |
Le domande gli sono state rivolte in inglese ,
l’intervista-racconto è stato fatto a voce in lingua russa poi trascritto e
tradotto in italiano.
Tito, sicuramente hai letto il recente libro
del fisico Frank Close “La vita divisa. Storia di Bruno Pontecorvo. Fisico o
Spia”. Che cosa ne pensi? Ritengo che questo libro sia una vera
schifezza. Perché questo tipo vi ha inserito, oltre a cose vere e corrette,
anche l’ informazione che Bruno presumibilmente era una spia. Questa è un'assurdità
incredibile. È tutto spinto per per fare sensazione ed attirare l’interesse
della gente. La massa ha bisogno di
qualcosa “di fritto” (nds: di
sensazionale). Sull'idealismo. Spesso ho avuto discussioni con lui, perché io non sono un idealista. Ho
vissuto in Unione Sovietica e, in generale, ho avuto molti problemi nella mia
vita.
Tuo padre è
italiano, tua madre è svedese, tu sei nato in Canada, sei vissuto brevemente in
Inghilterra, e poi la maggior parte della vita in Russia, ora vivi negli Stati
Uniti. Come nazionalità tu come ti senti? Sono
italiano, mia madre è svedese. Sono nato in Canada. Ma per carattere, per
stile, sono italiano, mi sento italiano. Sono stato in Italia molte volte, mi
piace tanto l’Italia. …. Forse mi piacerebbe vivere in Italia, perché mi sento
italiano. Ma ciò richiede del tempo,
molto tempo per trovare amici. Hai
imparato la lingua di tuo padre, l’italiano? Lo parlavo quando ero bambino.
Ora posso comprenderlo, ma non lo parlo più dal 1989. E ora che vivi in America la
lingua russa l’hai dimenticata? No, parlo sempre russo quando sono a Mosca
o in Turkemenistan ; una volta all’anno. Da
una fotografia mi sembra di capire che nel 1992, con tuo padre malato di
Parkinson, sei stato al convegno scientifico al centro E. Majorana di Erice,
vero ? Sì, Pietro, è vero. Bruno ed
io fummo ad Erice, in Sicilia, ad una conferenza scientifica. Sono stato in
Italia con Bruno diverse volte. Nel 1986 mia moglie ed io viaggiammo attraverso
l’Europa con l’automobile e soggiornammo in Italia più di un mese. Bruno venne
in Italia quando noi eravamo lì. Sai se tuo padre ha mai conosciuto i figli
di Antonio Gramsci, Delio e Giuliano, che abitavano a Mosca anch’essi? Sfortunatamente
non ho mai conosciuto i Gramsci. Ma
forse tuo padre si. Forse si, ma io
non ho mai saputo nulla da Bruno. Ricordi quando Enrico Berlinguer, nel 1968, dopo i fatti di
Praga, fece una visita a casa vostra a Dubna? No, io non ho visto
Berlinguer a casa nostra. Probabilmente ero in … si, io studiavo all’università di Mosca allora. Tuo padre ti ha mai raccontato o menzionato
Ettore Majorana e la sua misteriosa scomparsa nel 1938? Si, lui parlava molto bene di Ettore
Majorana, ma non ricordo dettagli. Quali
importanti persone visitarono la tua casa? Chi ricordi? Ce ne furono molte…
Sicuramente Miriam Mafai. No, non
ricordo Miriam Mafai. Ma ricordo gli scienziati Frederic Joliot-Curie, Andrej
Sacharov, Jan Labirrig. E ovviamente Gillo Pontecorvo, molte volte, ma in
Italia, non in Russia. E Igor Kurciatov,
il padre della bomba atomica sovietica? No, non ricordo di averlo
incontrato. Quando sei emigrato negli
Stati Uniti? Hai preso la cittadinanza americana? Sono arrivato in America
intorno al 1997-1998, stabilmente intorno al 2000. Sono qui da oltre 20 anni. Sì, ora l'America
è il mio luogo di vita permanente e ho preso
la cittadinanza americana.



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