venerdì 12 marzo 2021

 

Angelica Balabanoff, la rivoluzionaria  che venne

a Nocera

                                                                                                     di Pietro Nati  e Aldo Cacciamani

 

 

 



Chi era Angelica Balabanoff ? E perché era così famosa? Nell’articolo precedente abbiamo detto che venne a Nocera almeno due volte, accolta con fiori e con  fanfara cittadina, e che pernottò nel “salottino rosso” ospite della famiglia Trinca Armati. Ai  primi del 1910  la Balabanoff è a Terni  in occasione della manifestazione  contro  “le acciaierie della guerra”, e  quando  sale sul palco  la sua voce potente riempie la piazza, galvanizza i presenti. A quella manifestazione partecipava  anche Benito Mussolini. Angelica è di nuovo a Terni  nel maggio 1911 in visita al  congresso socialista umbro, e possiamo vederla  in una foto di gruppo dove ci sono solo due donne in mezzo al  folto gruppo  di uomini. In quella occasione era presente  il nocerino  Vincenzo Blasi (1864-1916), che già conosceva la Balabanoff, in quanto erano insieme nel cosiddetto “consiglio federale”, organo corrispondente alla direzione regionale del partito, dove erano anche Marziali e Giuseppe Sbaraglini. In quel congresso la Balabanoff è eletta nel comitato esecutivo (organo più ristretto), mentre al posto del dottor Blasi viene eletto il dottor Braccini. Dunque a maggio a Terni e poi in luglio  a Nocera Umbra in occasione del lungo sciopero degli operai della Bisleri. In Umbria troviamo altre tracce della Balabanoff. Nel 1913 partecipa all’ inaugurazione della “Casa dei socialisti” di Palazzolo di Moiano (Città della Pieve), su invito del socialista locale Benito Sacco.  In altra località della stessa zona (Villastrada) accorre in occasione di uno sciopero ( 1907) di contadini e braccianti e, come al solito, i suoi comizi infiammano il popolo. Il passaggio della Balabanoff lasciò  anche un’ altra traccia interessante: alcuni  anni fa si è spenta un’ anziana donna  residente nella zona suddetta la quale era  sopranominata  “La Banoffe”, e tale soprannome non poteva essere casuale . Angelica Isakovna Balabanova (nome originale russo: Анжелика Исааковна Балабанова (cognome poi italianizzato o prussificato  in Balabanoff ) veniva dall’ Ucraina, allora impero russo. Era nata a Cernigov nei pressi di Kiev da famiglia ebraica possidente e benestante. La sua data di nascita è sempre stata un mistero, forse lei stessa non la conosceva con esattezza. Amedeo La Mattina, nella biografia intitolata “Mai sono stata tranquilla”, Einaudi 2011, assume quella del 1877, come lei stessa dichiarava. Questa è anche la data che compare sulla tomba nel cimitero acattolico di Roma ove è sepolta. Nonostante l’opposizione della madre, autoritaria e conservatrice, in giovane età e sicuramente prima del 1900 lasciò la famiglia e approdò in Belgio. Seguì le conferenze del leader socialista belga  Emile Vandervelde (1886-1938),  conseguì il dottorato in filosofia, e poi si  recò a studiare  anche in Germania. Nei diversi paesi europei ebbe modo di conoscere i principali personaggi del socialismo e della sinistra europea: il marxista russo Georgij Plechnov (1856-1918), i tedeschi  Karl  Liebknackt (1871-1919), August Bebel (1840-1913), Karl Kautsky (1854-1938), Klara Zetkin (1857-1933), il leader francese Jean Jaurès (1859-1914), l’austriaco Viktor Adler (1852-1918). Divenne amica e stimatrice di Rosa Luxemburg (1871-1919) e dell’anarchica americana-lituana Anna Goldman (1869-1940), conobbe lo scrittore comunista americano John Reed (1887-1920), e più tardi il futuro presidente d’Israele Ben Gurion (1876-1973). A Losanna, in Svizzera nel 1904 conobbe il ventenne Benito Mussolini (1883-1945), fuggiasco e renitente alla leva, che qui faceva una vita quasi da vagabondo. In Svizzera conobbe anche i socialdemocratici  bolscevichi: Grigorij Zinoviev (1883-1936), Lev Brostein Trotky (1879-1940), Aleksandra Kollontaj (1872-1952) e  Vladimir  Ulianov Lenin  (1870-1924), che gli sembrò un personaggio alquanto insignificante. Lenin fu in Italia e soggiornò a Capri due volte, nel 1908 e 1910, ospite dello scrittore  Maksim Gorkij (1868-1936), ma non risulta che si sia mai incontrato con Mussolini, né in Svizzera, né in Italia,  poiché  Mussolini era allora un giovane e sconosciuto  socialista. Comunque nel dopoguerra, forse nel 1919, Lenin ebbe a dire che Mussolini sarebbe stato  l’unico capace di fare la  rivoluzione in Italia. Ovviamente Lenin intendeva “rivoluzione” nel senso “socialista” e non poteva immaginare che di lì a poco quell’uomo sarebbe stato autore di una “rivoluzione” in senso del tutto contrario. In questi primi anni del Novecento la Balabanoff, nel pieno della sua energia fisica, si dette a una vita frenetica partecipando a una moltitudine di attività in Italia e in Europa, organizzando o partecipando a conferenze e manifestazioni politiche, specialmente alle riunioni dell’ “Internazionale  Socialista”. In questi consessi lei faceva sempre da interprete, in quanto padroneggiava ben cinque lingue, tra cui ovviamente l’italiano.  Si può stimare che abbia passato sui treni una grande parte della sua vita, veniva ospitata spesso da compagni, e del resto poteva disporre di un assegno stabile  che riceveva dalla sua famiglia, in cambio della rinuncia all’eredità paterna a favore dei fratelli. 

Nel 1907 la Balabanoff si dà da fare per  trovare i finanziamenti  necessari per  poter tenere a Londra  il congresso del partito socialdemocratico  russo, dove lei però  si astenne dal prendere  parte alle dispute furiose tra Bolscevichi (massimalisti) e Menscevichi (riformisti). Viene in Italia la prima volta nel 1900, a Roma conosce Leonida Bissolati (1857-1920) e segue le lezioni del celebre filosofo  marxista Antonio Labriola (1843-1904) e diventa membro del partito socialista italiano. Con la femminista  Maria Giudice (1880-1953) fonda in Svizzera il giornaletto “Su Compagne”.  Ammira e rispetta la sua connazionale più anziana, Anna Kuliscioff (1855-1925), anch’ ella proveniente dalla Russia, a quel tempo  compagna di  Filippo Turati (1857-1932),  pur avversando la posizione riformista e moderata di  Turati   e compagni che hanno l’egemonia nel partito.  Anna Kuliscioff, insieme alla marchigiana Maria Montessori (1870-1952), è la prima donna in Italia a laurearsi in medicina. Queste due donne, insieme ad Anna Maria Mozzoni (1837 -1920), Maria Giudice (1880-1953), Argentina Altobelli (1866-1942), Matilde Serao (1856-1927) e ovviamente Angelica Balabanoff, sono  coloro che danno inizio al movimento femminista in Italia e le prime che propugnano i diritti delle donne. Nel 1910 la Balabanoff accorre  in Romagna chiamata in aiuto da  Mussolini, che è diventato  segretario  della federazione socialista  di Forlì. Mussolini è impegnato in furiosi  scontri con i repubblicani del giovane  Pietro Nenni (1891-1980), finché poi nel 1911 i due  non  fanno fronte comune contro la guerra coloniale  per la Libia,  e  finiscono  in galera insieme. Al congresso di Reggio Emilia del 1912  nel partito socialista si ebbe una svolta, quando ottenne la maggioranza la frazione massimalista (rivoluzionaria), rappresentata da Giacinto Menotti Serrati (1872-1926), Costantino Lazzari (1857-1927), Angelica Balabanoff e Benito Mussolini, che fino allora era un semplice   segretario della federazione provinciale di Forlì. A Mussolini fu affidato il prestigioso incarico di direttore del giornale del partito, l’ Avanti!, incarico che accettò a condizione di essere  coadiuvato dalla Balabanoff. La richiesta di Mussolini non era una forma di modestia o di altruismo, ma si trattava di  semplice opportunismo, in quanto aveva bisogno della cultura e dell’ esperienza della Balabanoff. Possiamo dire che, in sostanza, Mussolini fu introdotto nei ranghi  di primo piano del socialismo e fece carriera nel partito grazie alla Balabanoff, la quale  fu sua maestra, consigliera e una specie di sorella maggiore. Circolò voce, anche in tempi più recenti, che i due furono amanti.
Il giovane mussolini

 Angelica aveva verso Mussolini, una specie di compassione materna e sembra che ne fosse attratta anche come uomo, pur comprendendo che era caratterialmente un egoista, rozzo e prepotente. È ragionevole ritenere che mai  furono  amanti, se non  altro per il seguente motivo: Angelica era alta un metro e cinquanta, bassa e rotondetta,  dunque certamente  non attraente agli occhi del giovane  Mussolini. Durò circa un anno la loro collaborazione nella redazione del giornale, dove spesso era la Russa che preparava o correggeva gli editoriali che poi recavano la firma del neodirettore. Il rapporto tra i due  s’incrinò  quando apparve una concorrente, la critica d’arte  Margherita Grassini Sarfatti, di famiglia ebrea  agiata,  ambiziosa e opportunista, che al giornale  scalzò la Balabanoff e poi  divenne l’amante di Mussolini per i successivi 20 anni. La rottura definitiva avvenne verso la fine del 1914 quando Mussolini prese  posizione  per l’intervento in guerra cominciando con lo scrivere sul giornale “ Dal neutralismo assoluto al neutralismo attivo ed operante”, con la  conseguente  sua  espulsione dal partito socialista.  Da qui le loro strade si divisero per sempre. “Se non l’avessi incontrata», aveva confessato una volta Mussolini, «sarei rimasto  un rivoluzionario della domenica». Mussolini, diventato dittatore, a suo modo, conservò una forma di rispetto verso la vecchia compagna e maestra. Negli anni Trenta in Francia la Balabanoff spesso era spiata da agenti della  polizia fascista, ma Mussolini  mai ordinò un attentato alla sua vita, nonostante che la Balabanoff  fosse diventata  la sua più acerrima nemica  e la sua propaganda all’estero  fosse  la più deleteria  per la popolarità del Duce. Negli anni Trenta in America la Balabanoff  pubblicò il libro “Il traditore Mussolini “.  Nel periodo della guerra europea la Balabanoff restò quasi sempre fuori dall’ Italia e si occupò soprattutto della conferenza di  Zimmerwald (cittadina della svizzera), dove nel 1915  convennero i rappresentanti dei partiti socialisti europei, con  l’obiettivo di far  porre fine alla guerra sanguinosa. La conferenza si risolse sostanzialmente in un fallimento, nonostante venisse approvato unitariamente  un documento presentato dal socialdemocratico bolscevico  Lev Trotsky per una pace senza annessioni. 

 A questo proposito bisogna ricordare che il partito socialista italiano, a differenza degli altri partiti europei, fu coerente nell’ assumere  e mantenere una netta posizione  contro la guerra. Negli anni seguenti, nel corso del conflitto, la conferenza venne resa un’ istituzione permanente, come movimento pacifista, e la Balabanoff ne fu la principale organizzatrice e rappresentante. Dopo la rivoluzione russa di febbraio e la caduta dello zar Angelica Balabanoff si recò in Russia. Viaggiò insieme ad  altri socialisti menscevichi, nel  maggio del 1917, un mese dopo che   era giunto in Russia Lenin con il treno speciale  organizzato dal governo germanico. Dopo il colpo di mano bolscevico contro il governo Kerenski  (impropriamente chiamato “rivoluzione d’ ottobre”) la Balabanoff    ricevette da Lenin  diversi incarichi, tra cui quello di commissario del popolo (ministro)  della repubblica sovietica d’ Ucraina,  e di segretaria del Comintern, la III Internazionale, di cui divenne presidente Zinoviev. Angelica rimase esterrefatta nel vedere i massacri  e le persecuzioni che avvenivano nella Russia della guerra civile, e non tollerava il modo di agire di Lenin di Trotsky, di  Zinoviev  e degli altri Bolscevichi.  In seguito non volle più accettare incarichi nella Russia sovietica. Nel 1920 era venuta in Russia una folta delegazione di socialisti e sindacalisti italiani guidata da Giacinto Menotti Serrati, dal quale Lenin, dettando le regole,  pretendeva l’immediata  adesione all’ Internazionale comunista, previa espulsione dei Riformisti dal PSI. Condizioni e modalità  che ovviamente il Serrati non poteva accettare. Dopo di ciò Lenin diede inizio a una campagna diffamatoria nei confronti di Serrati e compagni, del tipo “social traditori “, “opportunisti”, ecc. La cosa non piacque affatto alla Balabanoff,  perchè il PSI era diventato il suo partito ed aveva un forte legame  di stima e  affezione  verso i Socialisti italiani.  

Il giovane Ignazio Silone

Alla fine del 1921 poté  lasciare la Russia, in verità con il consenso di Lenin, che la  riteneva  “un’incomoda moralista”, ma che in fondo la stimava e sperava che potesse essere ancora utile alla causa della rivoluzione  comunista  all’ estero, dove la Balabanoff  aveva acquisito  fama e prestigio;  finché  non venne espulsa dal partito comunista bolscevico russo (1924). In seguito la Balabanoff  avversò il comunismo sovietico e i Comunisti in generale in ogni luogo e in ogni modo. Una simile esperienza ebbe pochi anni dopo un altro personaggio, noto come scrittore, ma meno noto  come comunista militante, cioè Ignazio Silone (1900-1978). Nel maggio del 1927, nella sua ultima visita in Unione sovietica, il giovane  Secondino Tranquilli (che poi divenne lo scrittore Ignazio Silone), allora dirigente comunista,  si trovava in una riunione  del Comintern a Mosca, insieme a Togliatti. Ebbene, il ventiseienne Silone fu l’unico  che ebbe  il coraggio di porre obiezioni  e di  contraddire Stalin.  Racconta Silone: ”Ciò che mi colpì nei comunisti russi, anche in personalità eccezionali come Lenin e Trotsky, era l’assoluta incapacità di discutere lealmente le opinioni contrarie alle proprie.” Silone invece conversava molto bene  con un altro bolscevico che fu anche ministro, il filosofo  Anatoly Lunacharski (1875-1933), anche  perché questi conosceva la lingua e la cultura italiana  (nel 1908  aveva soggiornato un mese ad Introdacqua, un paesino montano dell’ Abruzzo).  Lunacharski ebbe a dire a Silone: “ Noi non siamo arretrati rispetto a voi soltanto in materia tecnica. Noi non abbiamo avuto Machiavelli, Galilei, Giordano Bruno e Beccaria.”  Angelica Balabanoff e Ignazio Silone poi si ritroveranno a militare nello stesso partito socialista negli anni Trenta e nel dopoguerra. La Balabanoff non poté rientrare in Italia, in quanto era stato emesso un provvedimento di espulsione a suo carico. Fu per qualche tempo in Svezia. A Vienna nel 1924  aiutò  Antonio Gramsci  a trovare un alloggio in quella città.  Seguì un lungo soggiorno in Francia e questo fu il periodo peggiore della sua vita, patì  fame e ristrettezze finanziarie. A ciò si aggiunse l’amarezza per il fallimento della rivoluzione in Russia e lo stabilizzarsi della dittatura fascista in Italia. Poi la presa del potere del nazismo in Germania e la tragedia della guerra civile in Spagna.

Restò nel partito socialista in esilio, sempre nella posizione massimalista e ne fu a capo quando la frazione divenne un partito separato. Fu contraria al patto di unità d’azione con i partiti comunisti,  e in questo fu avversaria dell’altro leader socialista  Pietro Nenni. La storia del socialismo italiano è una sequela di scissioni e riunificazioni, il più delle volte fallimentari. Pur restando virtualmente a capo di quel partito massimalista espatria in America nel 1935. Abita a New York in vista del verde del Central Park, e qui finalmente trova  tranquillità e riposo. È in contatto con la carissima amica Emma Goldman ed è assistita finanziariamente dai Socialisti e Sindacati italo americani. Ritorna in Italia nel 1946, dopo più di 30 anni,  aderisce alla scissione del Psiup  di Palazzo Barberini (1947) guidata  Giuseppe Saragat (1898-1988),  e si pone decisamente contro la politica  frontista di Pietro Nenni  e il patto con il partito comunista. Una delle poche soddisfazioni nel dopoguerra l’ebbe quando in un consesso internazionale di partiti socialisti, il laburista Clement Attlee (1883-1967) che stava parlando s’interruppe e disse: “Compagni, in piedi, sta entrando la signora del socialismo!” Angelica Balabanoff, carattere forte, idealista ed ingenua,  era di un’assoluta intransigenza, ma generosa con gli avversari e sempre pronta ad aiutare chi ne avesse bisogno. Appassionata del poeta Leopardi componeva anche poesie in ottimo italiano.  Resta di nuovo delusa quando il partito socialdemocratico di Saragat imbocca decisamente la via della collaborazione nei governi centristi guidati dalla DC.  I nuovi politici si dimostrano troppo inclini al compromesso, all’intrigo e al benessere economico. Lei chiama i  compagni di partito “la banda del buco”.  Nella Roma e nella politica del dopoguerra non si ritrova, è rimasta nel clima e nei tempi delle battaglie del Novecento, resta una moralista pura e irriducibile;  forse anche per questo resta in  certo modo emarginata e  forse  appena tollerata. In quei primi tempi dopo il rientro in Italia confessava di temere di venire  assassinata dai Comunisti. A proposito della biografia di Amedeo La Mattina Enzo Bettiza ha scritto:  « Questo libro è il merito che spetta a una donna che ruppe con Mussolini e con Lenin. Una santa del socialismo che diventò anticomunista e implacabile fustigatrice delle debolezze umane e politiche della sinistra italiana.” Negli ultimi anni, gravemente malata, riceveva  assistenza a cura del partito. Poco prima di morire la donna che l’assisteva la sentì  mormorare “mamuska, mamuska”,  guardando verso il ritratto della madre che non aveva più rivisto da quando era partita, quasi 70 anni fa. Il funerale ebbe luogo in un piovoso giorno di novembre del 1965, Giuseppe Saragat, allora presidente della repubblica, non fu presente al funerale, a rendere omaggio alla defunta si recò invece Pietro Nenni, il compagno e avversario di tante battaglie.

 


 

 

 

 

 

 

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