venerdì 12 marzo 2021

 

Chi è Bruno Pontecorvo?

La storia avventurosa del fisico pisano compagno  di Fermi

 

di Pietro Nati

 

In un numero del settimanale “Umbria Settegiorni” è apparso un articolo in due parti

del medesimo scrivente dal titolo “Intervista a Tito Pontecorvo, figlio del fisico atomico collega di Fermi”. Qui in coda riportiamo  un frammento dell’intervista suddetta, in cui Tito, figlio del defunto scienziato racconta alcune cose. Se si menziona il cognome Pontecorvo la maggior parte della gente, in Italia, pensa subito al regista Gillo Pontecorvo (1919-2006), personaggio della cinematografia e autore di film di successo come “ La battaglia di Algeri (1966 ), Quemada (1969). Gillo, nato nel 1919, è fratello minore di Bruno che invece è nato nel 1913. La famiglia Pontecorvo di Pisa è di fede ebraica, non praticante, è facoltosa, il padre, Massimo, è titolare di  una azienda che occupa diversi opera. È  una famiglia numerosa, Bruno e Gillo sono anche cugini di Eugenio Colorni (1909-1944), noto socialista e di Emilio Sereni (1907-1977), comunista. Bruno Pontecorvo frequentò giovanissimo il biennio di ingegneria a Pisa e a soli 18 anni s'iscrisse al terzo anno di Fisica all'Università di Roma passando l'esame di ammissione con Enrico Fermi e Franco Rasetti, diventando quindi uno degli assistenti più stretti  di Enrico Fermi (1901-1954). In tal modo venne a far parte del cosiddetto "gruppo di via Panisperna"  (Franco Rasetti, Emilio Segrè, Edoardo Amaldi, Oscar d’ Agostino,  Ettore Majorana),  che  sotto la guida di Fermi, nell’ anno 1934 fece esperimenti rivoluzionari nel campo della fisica atomica. Principale scoperta del gruppo fu nel 1934 la proprietà dei “neutroni lenti in fisica nucleare, che diede avvio alla realizzazione del primo reattore nucleare e successivamente della bomba atomica. In sostanza il gruppo ottenne (come poi aveva ipotizzò Ida Noddak),  senza rendersene conto,  la cosiddetta “fissione del nucleo atomico” che  poi fu ufficialmente realizzata alla fine del  1938 dai tedeschi  O. Hahn  e  F. Strassmann .

Il gruppo di Via Panisperna; Roma, 1934
Il film di Gianni Amelio del 1988 “I ragazzi di via Panisperna”venne dedicato a Enrico Fermi e al gruppo di giovani fisici  che si raccolse intorno a lui all'istituto sito in  via Panisperna di Roma. Andò in onda per la prima volta in due puntate su Rai2 nel 1990.  Dopo alcuni anni, anche a causa delle leggi razziali il gruppo si disperse: nel marzo  del  1938 avvenne la misteriosa e inispiegabole  scomparsa di Ettore Majorana,  l’emigrazione in America di Fermi ( premio Nobel alla fine del  1938),  di Rasetti e Segrè (premio Nobel in America nel 1959). Bruno Pontecorvo, su interessamento di Fermi si  era recato  presso il laboratorio di F. Joliot-Curie (1900-1958) a Parigi, nel 1936. A causa delle leggi antisemite non rientrò in Italia e nel 1940, quando avvenne l’occupazione tedesca di Parigi scappò in modo rocambolesco ( in bicicletta) per imbarcarsi verso gli Stati Uniti.  Era con lui con la moglie, il figlio primogenito Gillo, il fratello Gillo ( futuro regista) e altri, tra cui Salvatore Luria (1912-1991 ) futuro premio Nobel per la medicina in America. Negli Stati Uniti lavorò con una compagnia privata nell’ esplorazione dei giacimenti petroliferi con il sistema del “carotaggio neutronico” da lui sviluppato. Durante il periodo francese e  sotto  l’influenza di Joliot-Curie, premio Nobel e comunista militante,  Beuno Pontecorvo abbracciò l’idea comunista. Forse proprio per questo non venne chiamato dal governo americano a collaborare nel progetto Manhattan (realizzazione della bomba atomica), diversamente da Fermi, Emilio Segrè ( 1905-1989) e Bruno Rossi (1905-1993).  Alla fine del 1942 Fermi, a Chicago, aveva realizzato e messo in funzione la prima pila atomica   con cui  fu sperimentata la reazione nucleare  a catena autoalimentata e controllata.

Qui è da accennare al fatto che Franco Rasetti (1901-2001) non accettò di collaborare al progetto atomico americano e più tardi ebbe parole di biasimo  nei riguardi dei colleghi italiani che vi avevano partecipato. Rasetti, coetaneo di Fermi, di padre toscano, era nato in Umbria, esattamente a Pozzuolo umbro, frazione di Castiglion del Lago. La madre  Adele Galeotti,  era nata a Narni, uno zio ,  Gino Galeotti, era nato a Gubbio nel 1866. Rasetti fu  in Canada e dopo la guerra abbandonò la fisica atomica  per dedicarsi  alla paleontologia. Bisogna  mettere in evidenza che nella Germania nazista  la realizzazione della bomba atomica, che il mondo libero  a ragione paventava, era tutt’altro che in una fase avanzata, ma questo venne  costatato solo dopo l’occupazione del  paese. È vero che il reich nazista poteva disporre delle risorse di uranio della Boemia e che anzitempo si era assicurato l’approvvigionamento di acqua pesante della Norvegia, ma è ragionevole ritenere che le potenzialità industriale e scientifica della Germania non sarebbero state sufficienti a raggiungere lo  scopo, considerato  che diversi fisici tedeschi erano espatriati e che dal 1943 in poi  furono ingenti i danni alle industrie provocati dai bombardamenti alleati che erano ormai padroni dei cieli.  C’è un altro aspetto importante su cui porre attenzione. Si tenga presente la seguente cadenza temporale:  6 agosto: bomba su Hiroshima; 8 agosto : intervento sovietico contro il Giappone; 9 agosto : bomba su Nagasaki;  15 agosto : firma di resa del Giappone.



  La prima bomba su Hiroshima è del 6 agosto, e dopo solo tre giorni la seconda bomba colpiva la città di Nagasaki. Da più parti si è osservato che si poteva attendere qualche giorno di più, magari una settimana, prima di usare la seconda bomba. È  vero che in Giappone la fazione  militarista, che era irriducibile e contraria alla resa,  stava per prendere il sopravvento. Ma sembra che  il fatto che spinse gli  Sati  Uniti ad affrettarsi  sia stato anche  un altro: L’Unione sovietica, come concordato alla conferenza di Yalta, aveva dichiarato la  guerra al  Giappone  e l’armata rossa stava avanzando velocemente e  travolgendo i Giapponesi in Manciuria.Gli Stati Uniti non volevano arrivare secondi (come a Berlino)  sul territorio del Giappone. Volevano evitare che l’Unione sovietica potesse accampare pretese su qell’area, e inoltre con l’atomica  intendevano dare un monito e un segnale di potenza all’ Unione Sovietica di Stalin.  Verso la fine della guerra Pontecorvo fu chiamato in Canada a collaborare nel progetto nucleare anglo-canadese e alla fine degli anni Quaranta potè trasferirsi in Inghilterra. Prese la cittadinanza inglese e dapprincipio fu destinato al centro nucleare di Harvel. Nel mese di agosto del 1950, durante una vacanza in Italia, improvvisamente scomparve con  tutta la famiglia. Due giorni prima avava lasciato la sua auto “Vanguard” in un garage di Roma, chiedendo  di cambiare l’olio e di lavarla e che sarebbe venuto dopo  due giorni  a  ritirarla. Non vi tornò mai.   Non informò nemmeno i suoi numerosi parenti, fratelli, sorelle e genitori e non rientrò in Inghilterra come da programma. Si pensò a un nuovo caso Majorana. Non  se ne seppe nulla, fin quando, nel 1955,  non fu trasmesso un suo intervento radiofonico da Mosca a favore della pace. Bruno Pontecorvo, convinto e sincero comunista, in buona fede,  voleva dare il suo contributo alla scienza sovietica e intendeva propugnare l’ uso pacifico e civile dell’energia nucleare. Gli fu revocata la cittadinanza  inglese e nell’occidente , specialmente in America, fu avanzato il   sospetto che avesse  tramesso  segreti atomici ai Sovietici,  dopo e anche prima della a sua “fuga”. Il contesto dell’epoca è quantomai significativo: negli anni Cinquanta già si è in piena guerra fredda, negli USA cominciava il Maccartismo ( la cosiddetta caccia alle streghe). Nel 1949 l’Unione sovietica aveva realizzato e sperimentato la prima bomba atomica, molto prima di quanto gli Americani avessero previsto , quindi  supposero che ciò non sarebbe stato possibile senza il trafugamento di segreti atomici. 

Non basta: nel 1950 esplose il caso Fuchs. Klaus Fuchs ( 1911-1988) era un brillante fisico teorico tedesco naturalizzato inglese, che era scappato dalla Germania nazista nel 1933 e, negli anni Quaranta, era stato impegnato a Los Alamos nel progetto Manhattan e poi nel progetto nucleare inglese. Fuchs era comunista e dopo l’arresto ammise di aver trasmesso  alcuni documenti importanti ad agenti sovietici.  Ma il fatto che indusse Pontecorvo ad una precipitosa decisione  sembra sia stato anche un altro. In quel mese di agosto del 1950 comparve anche sui giornali italiani la notizia che  Fermi e agli altri suoi colleghi  ( Rasetti, Segrè) avevano intentato un procedimento giudiziario nei confronti del governo americano per il riconoscimento dei  diritti derivanti dal brevetto dei “neutroni lenti”, che gli Stati Uniti avevano utilizzato nella realizzazione dei reattori nucleari e della bomba atomica.  Pontecorvo  temette che questa notizia di cronaca venisse ulteriormente ad attirare l’attenzione su di sé, in quanto parte interessata al brevetto.  Pontecorvo aveva già ceduto ad altri parte dei suoi diritti per poche centinaia di dollari e, con la sua “scomparsa” oltre cortina, perse ogni possibilità di ricevere  quelle poche migliaia di dollari che alla fine il governo americano sborsò. L’espatrio probabilmente fu  organizzato dal cugino Emilio Sereni, eminente membro del partito comunista italiano; circostanza che Sereni non ha mai rivelato. In Unione sovietica alla famiglia Pontecorvo venne  assegnato un comodo appartamento a Mosca e una villetta (dacia) a Dubna, la città della scienza,  dove si trovavano i laboratori  scientifici e  l’intellighenzia scientifica dell’ URSS. Bruno aveva a disposizione anche un’ automobile con l’autista. In seguito, alle domande dei giornalisti, egli dichiarò sempre che mai era sia era occupato   della bomba atomica, né in Urss, né prima in Occidente. Quando Pontecorvo giunse in Russia  l’atomica sovietica era già stata realizzata da Curchatov, nel 1949. Certamente l’esperienza del fisico pisano nei reattori ad acqua pesante, fu utile al governo sovietico, come anche la prospezione neutronica dei giacimenti di uranio. È  del tutto verosimile che Pontecorvo  in URSS  non  abbia mai lavorato nei progetti nucleari dell’ URSS, compreso quello della bomba di bomba all’ idrogeno, in quanto le autorità sovietiche , secondo la loro abituale diffidenza e sospetto,  non si fidavano  completamente di lui. Nell’ URSS, sempre ossessionata dal segreto e dal sospetto, nei primi 5 anni Pontecorvo fu tenuto in incognito, non era noto il suo nome né la sua provenienza. Veniva chiamato “ professore” o Bruno Maksimovic, secondo l’ uso russo del patronimico (  Massimo  è il nome del padre).  Nel 1958 divenne membro dell’ Accademia delle scienze sovietica, titolo che gli conferiva un enorme prestigio e privilegi. Fu sempre un eccellente sportivo.Introdusse in  Urss la pesca subacquea e il tennis, di cui  in Italia era stato campione nazionale di terza categoria. Ha raccontato che una volta, insieme ad un collega scienziato, quando riemerse dalle acque del Mar Nero, con quella tuta e maschera da subacqueo ( mai viste in Urss)  venne arrestato e trattenuto dalla polizia, che pensò di aver trovato un sabotatore straniero. La polizia  non gli credette quando dichiarò di essere l’ accademico Pontecorvo e  fu rilasciato solo quando la televisione annunciò che si temeva per lo scienziato che non era rientrato dalle vacanze. In Russia Pontecorvo ebbe modo di incontrarsi con poche persone dell’ Occidente: oltre ai noti scienziati sovietici Piotr Kapitza, Kurchatov,  Koriolov, Landau,   ebbe contatti  con il francese F. Joliot-Curie e pochi altri. Ebbe contatti soprattutto con giornalisti italiani corrispondeni del giornale  L’ Unità ( Giuseppe Boffa, Maurizio Ferrara ), ebbe come allievo il fisico Giuseppe Longo, figlio di Luigi Longo.  Enrico berlinguer Fu a casa sua, a Dubna,   quando venne mandato dal P.C.I. in URSS nel 1968  per chiedere ai “compagni sovietici”  spiegazioni riguardo all’invasione della Cecoslovacchia ( e che ottenne soltanto l’effetto  di irritare la dirigenza sovietica). Pontecorvo aveva approvato l’invasione dell’ Ungheria del 1956, ma ora, pur condannando l’invasione  della Cecoslovacchia, non aderì alle proteste dei comunisti italiani , e per questo  gli venne sospeso l’abbonamento e l’invio in Russia  del quotidiano l’Unità ; giornale che   leggeva  con molto piacere,  perché era l’unico mezzo per avere informazioni dall’ estero e che  rappresentava per lui l’unico legame con l’Italia. 

la villetta (dacia) dei Pontecorvo a Dubna
Tra gli altri conobbe il fisico, più giovane di lui, Andrej Sacharov (1921-1989), che  era stato tra gli artefici della bomba H sovietica . Sacharov era fortemente critico verso il sistema comunista sovietico, riguardo alla mancanza di libertà di pensiero e di stampa  e gli raccontava degli orrori degli ospedali psichiatrici dove venivano ristretti i dissidenti. Pontecorvo  restò scioccato e  perplesso , non era disposto a dargli credito e  gli disse: Ma tu sei proprio anticomunista!  In seguito,  quando  Sacharov era in punto di morte, Pontecorvo  andò a fargli visita e gli disse : “ Avevi ragione tu. E io ero un ingenuo”. Bruno ricevette il permesso di tornare in Italia solo nel 1978.  Lo attendeva all’aeroporto di Fiumicino una marea di  giornalisti e fotografi con i quali seppe destreggiarsi precisando che  non avrebbe risposto a domande relative al  suo espatrio in Urss. Visitò Pisa Roma Venezia e altre località e soggiornò a Cetona, presso Chiusi,  dove i suoi parenti avevano una casa. Visitò città che non aveva mai visto, come San Gimignano, Assisi, Perugia, Gubbio. Negli anni seguenti si recò  molte volte in Italia, l’ultima volta nel 1993 quando venne a  curarsi una frattura all’anca . Dal 1978 era afflitto dal morbo di Parkinson. Morì a Dubna il 24 settembre 1993. Le sue generi furono tumolate a Dubna e a Roma.  Nel 1992 Miriam Mafai, che poco dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica  lo intervistò più volte, gli chiese se si fosse pentito della fatidica scelta: «Ci ho pensato molto, a questa domanda. Puoi immaginare quanto ci ho pensato. Ma non riesco a darmi una risposta».  E alla domanda  : Come definiresti oggi la tua posizione politica ? Pontecorvo rispose : “ Sono confuso come tutti coloro che sono stati comunisti. Ma non mi vergogno delle cose che ho fatto e che ho detto. Certo il Socialismo è fallito, ma la domanda di giustizia che c’è nel mondo, quella rimane. La risposta  che abbiamo dato noi era sbagliata, ma questo non significa che non esista una risposta giusta.”


Bruno Pontecorvo con il piccolo Tito nel !946 in Canada
Riguardo all’ accusa di spionaggio da parte del mondo occidentale a   si può ossservare questo. Sarebbe stato materialmnte possibile  per Pontecorvo passare informazioni atomiche ad agenti sovietici quando   in Canada lavorava al progetto nucleare anglo-canadese, ma mai  è venuta fuori  alcuna prova. Solo sospetti, insinuazioni. Si può aggiungere quanto segue. Nel dopoguerra, negli anni Quaranta,   esisteva ancora l’alleanza  tra URSS  e Angloamericani, dunque formalmente l’ URSS era una potenza alleata; era giusto  che  l’  America  continuasse a detenere l’esclusiva dell’arma e dei segreti atomici? E perché detenere l’esclusiva della bomba atomica, quando il comune nemico ( Germania e Giappone) era stato sconfitto, se non per mantenere il dominio sul resto del mondo? Oltretutto gli Stati Uniti sono stati in grado di realizzare l’ordigno nucleare non solo in virtù della loro potenza industriale, ma anche grazie all’apporto di scienziati di diverse nazionalità ( Italiani, Inglesi, Francesi, Tedeschi Ungheresi e  altri). In conclusione se Pontecorvo , come Klaus Fucks, avesse dato un aiuto all’unione sovietica, chi avrebbe il diritto di biasimarlo? Ma, giova ripeterlo, non esiste alcuna prova.

 Nel 1995, in Russia ,  in riconoscimento dei suoi meriti scientifici, fu istituito  il prestigioso Premio Pontecorvo,  attribuito annualmente . Nell’ URSS ricevette premi e  riconoscimenti ma non ricevette il premio Nobel, a causa dell’ opposizione del mondo occidentale. Di tutta l'opera di Bruno Pontecorvo sono da sottolineare i suoi contributi alla fisica dei neutrini, contributi che hanno rappresentato vere e proprie pietre miliari: l'intuizione di come rivelare gli antineutrini prodotti nei reattori nucleari (metodo utilizzato da Frederick Reines che per questo ricevette il Nobel nel 1995), la predizione che i neutrini associati agli elettroni fossero diversi da quelli associati ai muoni (la verifica sperimentale di questa predizione ha fruttato il premio Nobel a Jack SteinbergerLeon Lederman e Melvin Schwartz), l'ipotesi che i neutrini, nel vuoto, si potessero trasformare in neutrini di altro tipo: fenomeno noto come oscillazione dei neutrini, la cui successiva conferma sperimentale ha visto l'assegnazione del premio Nobel per la Fisica, nel 2015, ad Arthur McDonald e Takaaki Kajita.  Inoltre Pontecorvo, sulla scia delle intuizioni di Ettore Majorana e Gian Carlo Wick, ipotizzò che i due neutrini prodotti dal muone fossero di natura diversa, uno come partner fisso del muone primario, l’altro come partner dell’elettrone. A questo punto Bruno Pontecorvo si proponeva come uno dei più grandi esperti al mondo di Fisica del neutrino. 

Tito Pontecorvo in un'immagine recente
Tito Pontecorvo è uno dei tre figli di Bruno, il secondogenito, nato nel 1944 in Canada. Dottore in oceanografia,  si dedicò all’allevamento dei cavalli di razza (Akhal-teke) che sempre erano stati la sua passione, quando vide che le autorità sovietiche non gli  permettevano più di partecipare a spedizioni scientifiche e di sbarcare in paesi esteri ( perché, come egli afferma, aveva rifiutato l’iscrizione al partito). Ora è uno dei principali allevatori di cavalli della prestigiosa razza Akhal-Teke  del mondo. L’argomento dei cavalli di razza ovviamente è il suo preferito e sul suo lavoro di allevatore  e di oceanografo ha raccontato a lungo. Peraltro ha evitato  di rispondere ad alcune domande.


Le domande gli sono state rivolte in inglese , l’intervista-racconto è stato fatto a voce in lingua russa poi trascritto e tradotto in italiano.

Tito, sicuramente hai letto il recente libro del fisico Frank Close “La vita divisa. Storia di Bruno Pontecorvo. Fisico o Spia”. Che cosa ne pensi?  Ritengo che questo libro sia una vera schifezza. Perché questo tipo vi ha inserito, oltre a cose vere e corrette, anche l’ informazione che Bruno presumibilmente era una spia. Questa è un'assurdità  incredibile. È tutto spinto per per fare sensazione ed attirare l’interesse della gente. La massa  ha bisogno di qualcosa “di fritto” (nds:  di sensazionale). Sull'idealismo. Spesso ho avuto discussioni  con lui, perché io non sono un idealista. Ho vissuto in Unione Sovietica e, in generale, ho avuto molti problemi nella mia vita. Tuo padre è italiano, tua madre è svedese, tu sei nato in Canada, sei vissuto brevemente in Inghilterra, e poi la maggior parte della vita in Russia, ora vivi negli Stati Uniti. Come nazionalità tu come ti senti? Sono italiano, mia madre è svedese. Sono nato in Canada. Ma per carattere, per stile, sono italiano, mi sento italiano. Sono stato in Italia molte volte, mi piace tanto l’Italia. …. Forse mi piacerebbe vivere in Italia, perché mi sento italiano. Ma ciò richiede del tempo, molto tempo per trovare amici. Hai imparato la lingua di tuo padre, l’italiano? Lo parlavo quando ero bambino. Ora posso comprenderlo, ma non lo parlo più dal 1989. E ora che vivi in America  la lingua russa l’hai dimenticata? No, parlo sempre russo quando sono a Mosca o in Turkemenistan ; una volta all’anno. Da una fotografia mi sembra di capire che nel 1992, con tuo padre malato di Parkinson, sei stato al convegno scientifico al centro E. Majorana di Erice, vero ? Sì, Pietro, è vero.  Bruno ed io fummo ad Erice, in Sicilia, ad una conferenza scientifica. Sono stato in Italia con Bruno diverse volte. Nel 1986 mia moglie ed io viaggiammo attraverso l’Europa con l’automobile e soggiornammo in Italia più di un mese. Bruno venne in Italia quando noi eravamo lì.  Sai se tuo padre ha mai conosciuto i figli di Antonio Gramsci, Delio e Giuliano, che abitavano a Mosca anch’essi? Sfortunatamente non ho mai conosciuto i Gramsci. Ma forse tuo padre si.  Forse si, ma io non ho mai  saputo nulla da Bruno. Ricordi quando  Enrico Berlinguer, nel 1968, dopo i fatti di Praga, fece una visita a casa vostra a Dubna? No, io non ho visto Berlinguer a casa nostra. Probabilmente ero in … si,  io studiavo all’università di Mosca allora. Tuo padre ti ha mai raccontato o menzionato Ettore Majorana e la sua misteriosa scomparsa nel 1938?  Si, lui parlava molto bene di Ettore Majorana, ma non ricordo dettagli. Quali importanti persone visitarono la tua casa? Chi ricordi? Ce ne furono molte… Sicuramente Miriam Mafai. No, non ricordo Miriam Mafai. Ma ricordo gli scienziati Frederic Joliot-Curie, Andrej Sacharov, Jan Labirrig. E ovviamente Gillo Pontecorvo, molte volte, ma in Italia, non in Russia. E Igor Kurciatov, il padre della bomba atomica sovietica? No, non ricordo di averlo incontrato. Quando sei emigrato negli Stati Uniti? Hai preso la cittadinanza americana? Sono arrivato in America intorno al 1997-1998, stabilmente intorno al 2000. Sono qui da oltre 20 anni. Sì, ora l'America è il mio luogo di vita permanente e ho preso  la cittadinanza americana.

 

 

 

 

 

 

 

 

Intervista a Tito Pontecorvo, figlio del fisico atomico collega di Fermi (1° parte)

Di Pietro Nati

 

 

Tito  è nato in Canada nel 1944, è il secondogenito del defunto scienziato Bruno Pontecorvo.

 Dalla fine degli anni Novanta vive in America (Texas) ed è uno dei principali allevatori di cavalli di razza (Akha-lteke). Se si dice Pontecorvo una gran parte degli italiani, la maggioranza, pensa al noto regista Gillo Pontecorvo, che era il fratello minore di Bruno. Il padre di Tito, Bruno Pontecorvo (Pisa1913- Dubna 1993) è stato allievo e collega di Enrico Fermi. Era il più giovane del gruppo di fisici  di “Via Panisperna” (Fermi, Rasetti, Segrè, Amaldi, Majorana) che nel 1934 fece  esperimenti d’avanguardia nel campo della  fisica atomica  (neutroni lenti, ecc.).  Il giovane Bruno fu poi in Francia presso il laboratorio del famoso fisico Joliot-Curie. In quel periodo abbracciò l’idea comunista. Nel 1940, a seguito dell’occupazione tedesca dovette scappare da Parigi (in bicicletta), con la famiglia, il fratello Gillo, Salvatore Luria  e altri. Lavorò  negli Stati Uniti nella  prospezione “neutronica” dei giacimenti di petrolio. Fu poi chiamato in Canada nel programma nucleare anglo-canadese fino al dopoguerra. Passò quindi in Inghilterra, acquisì la cittadinanza inglese e fu occupato nel centro nucleare di Harvel. Nell’estate del 1950, in occasione di vacanze in Italia, scomparve con la sua famiglia, senza dare alcuna notizia. Si pensò ad un nuovo caso Majorana, ma dopo 5 anni, nel 1955,  si seppe che era  espatriato in Unione sovietica. Bruno Pontecorvo, convinto comunista, in buona fede, intendeva  contribuire alla scienza sovietica e all’uso pacifico dell’energia nucleare.Tornò in Italia per una visita  solo nel 1978, dopo 28 anni. In seguito fu in Italia più volte anche per curarsi del morbo di Parkinson. In URSS si occupò di “carotaggio neutronico” dei giacimenti di uranio, di fisica delle alte energie e del neutrino. In Russia ebbe molti riconoscimenti, ma non ricevette il premio Nobel per i suoi studi  e  le sue scoperte, verosimilmente per l’opposizione degli Anglo-americani. Le domande a Tito sono state rivolte in inglese, le risposte sono date in russo, a voce, poi trascritte e  tradotte.Tito, tuo padre è italiano, tua madre è svedese, tu sei nato in Canada, sei vissuto brevemente in Inghilterra, e poi la maggior parte della vita in Russia, ora vivi negli Stati Uniti. Tu come nazionalità come ti senti? Sono italiano, mia madre è svedese. Sono nato in Canada. Ma per carattere, per stile, sono italiano, mi sento italiano. Sono stato in Italia molte volte, mi piace tanto l’Italia. …. Forse mi piacerebbe vivere in Italia, perché mi sento italiano. Ma ciò richiede del tempo, molto tempo per trovare amici.

Hai imparato la lingua di tuo padre, l’italiano ? Lo parlavo quando ero bambino. Ora posso comprenderlo, ma non lo parlo più dal 1989. E ora che vivi in America  la lingua russa l’hai dimenticata? No, parlo sempre russo quando sono a Mosca o in Turkemenistan, una volta all’anno.  Sai se tuo padre ha mai conosciuto i figli di Antonio Gramsci, Delio e Giuliano, che abitavano a Mosca anch’essi? Sfortunatamente non ho mai conosciuto i Gramsci. Ma forse tuo padre si. Forse si, ma io non ho mai  saputo nulla da Bruno. Sicuramente hai letto il recente libro del fisico Frank Close “La vita divisa. Storia di Bruno Pontecorvo. Fisico o Spia”. Che cosa ne pensi?  Ritengo che questo libro sia una vera schifezza. Perché questo tipo vi ha inserito, oltre a cose vere e corrette, anche l’ informazione che Bruno presumibilmente era una spia. Questa è un'assurdità  incredibile. È tutto caricato per attirare l’ interesse della gente. La massa  ha bisogno di qualcosa “di fritto” (nds: di sensazionale). Sull'idealismo. Spesso ho avuto discussioni  con lui, perché io non sono un idealista. Ho vissuto in Unione Sovietica e in generale ho avuto molti problemi nella mia vita. Non ero iscritto al Partito Comunista. A proposito, a causa di questo, che non ero entrato del partito, ho perso il lavoro come oceanografo. In cosa consisteva il tuo lavoro di oceanografo? Ero un oceanografo di professione, ho lavorato 13 anni in spedizioni. Le spedizioni erano di 9 mesi. 9 mesi nell'oceano, voglio dire, spedizioni di ricerca scientifica e 3 mesi a terra. Ho cominciato a lavorare come oceanografo ordinario e molto presto sono diventato capo-spedizione: 25 grandi navi, incluse alcune navi scientifiche. La zona del  mio lavoro era vicino alle isole Hawaii. Là ci sono grandi montagne sottomarine. Questo era il mio posto di lavoro. Prima di sostenere una tesi di dottorato devi dimostrare che il tuo lavoro scientifico ha un valore pratico. Ho studiato chimica delle acque, il flusso delle acque. Lo scopo pratico del lavoro era quello di indicare  alle navi da pesca dove andare e a quale profondità pescare. Per esempio. Abbiamo pescato sopra le montagne sottomarine, alla profondità di circa 300 metri, e in tre minuti di pesca a strascico  abbiamo tirato fuori 25 tonnellate di pesce. Riesci a immaginare quanto ce n’era? A quei tempi, solo l'Unione Sovietica pescava a una tale profondità. Pertanto, ogni rete ha portato fino a 10 nuove specie di pesci, che abbiamo poi studiato. Riesci a immaginare? Questo era il mio lavoro pratico. Ma la parte pratica del mio lavoro scientifico era relativamente piccola. La maggior parte del mio lavoro scientifico ha coinvolto ricerche che mi hanno permesso di tracciare uno schema del movimento delle correnti orizzontali e verticali e dei cambiamenti dei costituenti chimici nell'acqua a seconda dell'ora del giorno ea diverse profondità. La parte teorica della mia tesi è stata riconosciuta come una classica scoperta scientifica. E sono riuscito a sostenere la mia tesi di dottorato con


 brillantezza. Ero già il responsabile di questa grande spedizione. A quei tempi, in epoca sovietica, nessuno aveva il diritto di esercitare tale ruolo se non era iscritto al partito comunista. Ah, si richiedeva l’iscrizione al partito. Allora che cosa accadde? La nostra nave aveva un commissario  per gli affari politici. Questo  mi tormentava: "Tito, non hai il diritto di stare a capo della nostra spedizione". Io dicevo: "Sì, sì, ho dimenticato, stavo per farlo".  Mentivo, mentivo, mentivo. Non volevo diventare membro del Partito Comunista per i miei principi.  Nel tredicesimo anno fui ufficialmente convocato con documenti già pronti e  mi venne detto: "Firma!" Ma dissi loro tutto quello che pensavo del partito con le  tipiche parole russe: Turpiloquio. Il giorno dopo ho scoperto che io, come oceanografo, ero finito, perché mi è stato ufficialmente vietato di partecipare a spedizioni oceanografiche. Non avevo alcun diritto di andare per mare. È stata una tragedia per me. Ero disperato. Ho sofferto per una settimana. Non sapevo cosa fare, di cosa occuparmi. Poi mi sono rimesso in sesto e mi sono detto: "Tito, devi riflettere". Sì, questo era il mio principio, che Bruno mi ha dato, tra l'altro: Nella tua vita devi provare a fare quello che desideri. Anche tu sei uno scienziato : come e perché hai deciso di diventare un allevatori di cavalli, e quale fu l’ opinione di tuo padre riguardo alla tua decisione, la tua scelta?  Mi ricordo che fin dall’infanzia amavo i cavalli e cominciai a occuparmi di questi animali. Quando ho iniziato a occuparmi di cavalli, lui contento mi ha detto "Ti piace, benissimo". Lui mi dette il suo appoggio.



Intervista a Tito Pontecorvo, figlio del fisico atomico collega di Fermi ( 2° parte)

Di Pietro Nati

 

 



Parlami dell’uomo Bruno Pontecorvo, tuo padre. Su mio padre Bruno. Parlerò sempre di lui, ho adorato mio padre, eravamo grandi amici, era una persona geniale, era una persona inimmaginabile, era molto intelligente, delicato, allegro, con un senso dell'umorismo. Ma aveva dei principi. Quando si trattava dei suoi principi, era fermo, intransigente. Quando mi ha cresciuto, ha messo lentamente i suoi principi nel mio cervello. E lo ha sempre fatto sotto forma di gioco, e ha martellato i suoi principi nella mia mente. Bruno era un comunista. Io non ero  comunista , ero un anticomunista attivo. Non mi piaceva l' Unione Sovietica, avevo delle ragioni per questo. Riesci a immaginare, questo sistema mi ha buttato fuori dal lavoro. Inoltre, questo comunismo è una tale menzogna su una società ideale, ecc.  Hai mai avuto modo di leggere sul viso di Bruno nostalgia per l’  Italia e la sua famiglia? Sì, certo. Bruno ha lavorato molto duramente. A causa del fatto che era molto estroverso aveva un numero fenomenale di amici in tutto il mondo. Era italiano nello spirito, nello stile, in tutto. Sì, aveva nostalgia. Ma non lo ha mai, mai mostrato apertamente in famiglia. Non ne ha mai parlato. Ma  io glielo leggevo in faccia quando pensava all'Italia. Ma se si accorgeva che lo stavo  guardando, s’ interrompeva immediatamente e, o se ne andava, o iniziava a comunicare normalmente. Dunque, la nostalgia era dentro di lui. Bruno Pontecorvo era un sincero comunista. Negli ultimi anni, dopo la fine dell’Unione sovietica, aveva conservato la sua idea? Bruno, verso la vecchiaia, iniziò a capire che una società così ideale non poteva realizzarsi , almeno durante la sua vita. E divenne sempre più triste, il che mi rese molto, molto turbato. Ho provato a stare con lui il più spesso possibile, ma lavoravo anche sodo. E quindi, alla fine della sua vita, ci siamo visti meno spesso. Tuttavia  non ho lasciato la Russia, sebbene fosse già difficile per me vivere lì. Hai praticato alcuni degli sport preferiti da tuo padre (tennis, pesca subacquea) ? Bruno, a proposito, in giovane età era, per quanto ne so, campione italiano di tennis. Tutto ciò che amava fare, lo faceva sul serio. Pesca. Ebbene, la mia pesca è stata colossale. Ma non pescavo con la lenza. Come ho detto, abbiamo tirato su 25 tonnellate di pesce con la rete a strascico in tre minuti.  A proposito di sport. Ho iniziato con i cavalli imparando a cavalcare e lo sport equestre era molto serio per me. Cavalcavo molto bene e posso ancora farlo. Cosa mi puoi dire della tua famiglia? Mi sono sposato tardi, a 39 anni. Ero follemente innamorato di mia moglie, che amo ancora. Viviamo insieme. Il suo nome è Natasha. Mi piace in tutto. A volte discutiamo, naturalmente, discutiamo molto duramente. Suo padre è georgiano. Amo la Georgia e la cultura georgiana. Ho pochissimi veri amici. Mi piace comunicare con le persone, ma ho pochi amici. In primo luogo voglio comunicare solo con  persone intelligenti e, in secondo luogo, gli amici  dovrebbero avere principi simili ai miei nella vita. Da una fotografia mi sembra di capire che nel 1992, con tuo padre malato di Parkinson, sei stato al convegno scientifico al centro E. Majorana di Erice, vero ? Sì, Pietro, è vero.  Bruno ed io fummo ad Erice, in Sicilia, ad una conferenza scientifica. Sono stato in Italia con Bruno diverse volte. Nel 1986 mia moglie ed io viaggiammo attraverso l’Europa con l’automobile e soggiornammo in Italia più di un mese. Bruno venne in Italia quando noi eravamo lì. Tuo padre ti ha mai raccontato o menzionato Ettore Majorana e la sua misteriosa scomparsa nel 1938 ?  Si, lui parlava molto bene di Ettore Majorana, ma non ricordo dettagli.  Ricordi quando  Enrico Berlinguer, nel 1968, dopo i fatti di Praga, fece una visita a casa vostra a Dubna? No, io non ho visto Berlinguer a casa nostra. Probabilmente ero in … si,  io studiavo all’università di Mosca allora. Quali importanti persone visitarono la tua casa? Chi ricordi? Ce ne furono molte… Sicuramente Miriam Mafai. No, non ricordo Miriam Mafai. Ma ricordo gli scienziati Frederic Joliot-Curie, Andrej Sacharov, Jan Labirrig. E ovviamente Gillo Pontecorvo, molte volte, ma in Italia, non in Russia. E Igor Kurciatov, il padre della bomba atomica sovietica? No, non ricordo di averlo incontrato. Parliamo del tuo attuale lavoro, l’allevamento di cavalli di razza. Ho iniziato a prendere i cavalli molto seriamente. Ho cominciato con un cavallo, che ho comprato dagli zingari. Dopo iniziai a dedicarmi ai cavalli mezzosangue di varie razze, e quindi poi passai ai cavalli Akhal-Teke. All’inizio ho coperto tutte queste fattrici mezzosangue con cavalli Akhal-Teke  di razza, così ottenni cavalli Akhal-Teke mezzosangue. Dopo sono passato del tutto alla razza Akhal-Teke.

 Molto presto, in epoca sovietica, avevo già più di 100 bellissimi cavalli. Ho prima costruito una stalla di legno con le mie mani, poi una stalla di mattoni. Quando lavoravo come oceanografo guadagnavo  molto e tanto per cominciare ciò mi bastava. Poi ho imparato a commerciare e vendere  cavalli. Il cavallo di razza è un animale costoso. È così che ho ottenuto i soldi che ho speso per la costruzione di grandi scuderie: 2 stalle da 50 capi e una da 200 capi. C’era anche un alloggio per noi e per gli ospiti. Ma poi dovetti anche contrarre un prestito bancario. Poi è arrivata la Perestrojka e la banca è crollata (fallita). Sono stato fortunato, non ho dovuto restituire il prestito a nessuno. Per me era strano, insolito, passare da oceanografo ad allevatore di cavalli. Perestrojka.  È iniziata la perestrojka, la politica di ristrutturazione di Gorbaciov. Sono stato molto contento di questo, cioè che il sistema sovietico fosse finito. Ma durante la perestrojka arrivarono banditi e criminali, e questi cominciarono a comandare. Ben presto hanno cominciato a venire da me a chiedere denaro: “Condividi i soldi, sei ricco!” A proposito, sai, “cavalli mangiano come cavalli”. Credimi, necessitano molti soldi quando hai così tanti animali. Certo, avevo dei cavalli magnifici, in tutte le competizioni i miei cavalli erano spesso campioni, vincitori. 


Quando i “banditi” hanno cominciato a venire ho cominciato a mentire, a dire che avevo problemi, i cavalli mangiano molto, che non ci sono soldi, ecc. Siccome la mia casa era ricca, vivevo bene, non credettero  alle mie scuse e cominciarono a chiedere soldi con più prepotenza. Allora cominciai a pensare alle opzioni sul come trasferirmi in  Nordamerica con i miei cavalli; perché non mi sarei mosso senza i miei cavalli. Mio padre e mia madre erano già scomparsi. Non avevo intenzione di lasciare la Russia, quando erano ancora viventi. Quando loro sono scomparsi  ho deciso che potevo andarmene. Quando sei emigrato negli Stati Uniti? Hai preso la cittadinanza americana? Sono arrivato in America intorno al 1997-1998, stabilmente intorno al 2000. Sono qui da oltre 20 anni. Sì, ora l'America è il mio luogo di vita permanente e ho preso  la cittadinanza americana.

 

   Dec. 2020

 

Angelica Balabanoff, la rivoluzionaria  che venne

a Nocera

                                                                                                     di Pietro Nati  e Aldo Cacciamani

 

 

 



Chi era Angelica Balabanoff ? E perché era così famosa? Nell’articolo precedente abbiamo detto che venne a Nocera almeno due volte, accolta con fiori e con  fanfara cittadina, e che pernottò nel “salottino rosso” ospite della famiglia Trinca Armati. Ai  primi del 1910  la Balabanoff è a Terni  in occasione della manifestazione  contro  “le acciaierie della guerra”, e  quando  sale sul palco  la sua voce potente riempie la piazza, galvanizza i presenti. A quella manifestazione partecipava  anche Benito Mussolini. Angelica è di nuovo a Terni  nel maggio 1911 in visita al  congresso socialista umbro, e possiamo vederla  in una foto di gruppo dove ci sono solo due donne in mezzo al  folto gruppo  di uomini. In quella occasione era presente  il nocerino  Vincenzo Blasi (1864-1916), che già conosceva la Balabanoff, in quanto erano insieme nel cosiddetto “consiglio federale”, organo corrispondente alla direzione regionale del partito, dove erano anche Marziali e Giuseppe Sbaraglini. In quel congresso la Balabanoff è eletta nel comitato esecutivo (organo più ristretto), mentre al posto del dottor Blasi viene eletto il dottor Braccini. Dunque a maggio a Terni e poi in luglio  a Nocera Umbra in occasione del lungo sciopero degli operai della Bisleri. In Umbria troviamo altre tracce della Balabanoff. Nel 1913 partecipa all’ inaugurazione della “Casa dei socialisti” di Palazzolo di Moiano (Città della Pieve), su invito del socialista locale Benito Sacco.  In altra località della stessa zona (Villastrada) accorre in occasione di uno sciopero ( 1907) di contadini e braccianti e, come al solito, i suoi comizi infiammano il popolo. Il passaggio della Balabanoff lasciò  anche un’ altra traccia interessante: alcuni  anni fa si è spenta un’ anziana donna  residente nella zona suddetta la quale era  sopranominata  “La Banoffe”, e tale soprannome non poteva essere casuale . Angelica Isakovna Balabanova (nome originale russo: Анжелика Исааковна Балабанова (cognome poi italianizzato o prussificato  in Balabanoff ) veniva dall’ Ucraina, allora impero russo. Era nata a Cernigov nei pressi di Kiev da famiglia ebraica possidente e benestante. La sua data di nascita è sempre stata un mistero, forse lei stessa non la conosceva con esattezza. Amedeo La Mattina, nella biografia intitolata “Mai sono stata tranquilla”, Einaudi 2011, assume quella del 1877, come lei stessa dichiarava. Questa è anche la data che compare sulla tomba nel cimitero acattolico di Roma ove è sepolta. Nonostante l’opposizione della madre, autoritaria e conservatrice, in giovane età e sicuramente prima del 1900 lasciò la famiglia e approdò in Belgio. Seguì le conferenze del leader socialista belga  Emile Vandervelde (1886-1938),  conseguì il dottorato in filosofia, e poi si  recò a studiare  anche in Germania. Nei diversi paesi europei ebbe modo di conoscere i principali personaggi del socialismo e della sinistra europea: il marxista russo Georgij Plechnov (1856-1918), i tedeschi  Karl  Liebknackt (1871-1919), August Bebel (1840-1913), Karl Kautsky (1854-1938), Klara Zetkin (1857-1933), il leader francese Jean Jaurès (1859-1914), l’austriaco Viktor Adler (1852-1918). Divenne amica e stimatrice di Rosa Luxemburg (1871-1919) e dell’anarchica americana-lituana Anna Goldman (1869-1940), conobbe lo scrittore comunista americano John Reed (1887-1920), e più tardi il futuro presidente d’Israele Ben Gurion (1876-1973). A Losanna, in Svizzera nel 1904 conobbe il ventenne Benito Mussolini (1883-1945), fuggiasco e renitente alla leva, che qui faceva una vita quasi da vagabondo. In Svizzera conobbe anche i socialdemocratici  bolscevichi: Grigorij Zinoviev (1883-1936), Lev Brostein Trotky (1879-1940), Aleksandra Kollontaj (1872-1952) e  Vladimir  Ulianov Lenin  (1870-1924), che gli sembrò un personaggio alquanto insignificante. Lenin fu in Italia e soggiornò a Capri due volte, nel 1908 e 1910, ospite dello scrittore  Maksim Gorkij (1868-1936), ma non risulta che si sia mai incontrato con Mussolini, né in Svizzera, né in Italia,  poiché  Mussolini era allora un giovane e sconosciuto  socialista. Comunque nel dopoguerra, forse nel 1919, Lenin ebbe a dire che Mussolini sarebbe stato  l’unico capace di fare la  rivoluzione in Italia. Ovviamente Lenin intendeva “rivoluzione” nel senso “socialista” e non poteva immaginare che di lì a poco quell’uomo sarebbe stato autore di una “rivoluzione” in senso del tutto contrario. In questi primi anni del Novecento la Balabanoff, nel pieno della sua energia fisica, si dette a una vita frenetica partecipando a una moltitudine di attività in Italia e in Europa, organizzando o partecipando a conferenze e manifestazioni politiche, specialmente alle riunioni dell’ “Internazionale  Socialista”. In questi consessi lei faceva sempre da interprete, in quanto padroneggiava ben cinque lingue, tra cui ovviamente l’italiano.  Si può stimare che abbia passato sui treni una grande parte della sua vita, veniva ospitata spesso da compagni, e del resto poteva disporre di un assegno stabile  che riceveva dalla sua famiglia, in cambio della rinuncia all’eredità paterna a favore dei fratelli. 

Nel 1907 la Balabanoff si dà da fare per  trovare i finanziamenti  necessari per  poter tenere a Londra  il congresso del partito socialdemocratico  russo, dove lei però  si astenne dal prendere  parte alle dispute furiose tra Bolscevichi (massimalisti) e Menscevichi (riformisti). Viene in Italia la prima volta nel 1900, a Roma conosce Leonida Bissolati (1857-1920) e segue le lezioni del celebre filosofo  marxista Antonio Labriola (1843-1904) e diventa membro del partito socialista italiano. Con la femminista  Maria Giudice (1880-1953) fonda in Svizzera il giornaletto “Su Compagne”.  Ammira e rispetta la sua connazionale più anziana, Anna Kuliscioff (1855-1925), anch’ ella proveniente dalla Russia, a quel tempo  compagna di  Filippo Turati (1857-1932),  pur avversando la posizione riformista e moderata di  Turati   e compagni che hanno l’egemonia nel partito.  Anna Kuliscioff, insieme alla marchigiana Maria Montessori (1870-1952), è la prima donna in Italia a laurearsi in medicina. Queste due donne, insieme ad Anna Maria Mozzoni (1837 -1920), Maria Giudice (1880-1953), Argentina Altobelli (1866-1942), Matilde Serao (1856-1927) e ovviamente Angelica Balabanoff, sono  coloro che danno inizio al movimento femminista in Italia e le prime che propugnano i diritti delle donne. Nel 1910 la Balabanoff accorre  in Romagna chiamata in aiuto da  Mussolini, che è diventato  segretario  della federazione socialista  di Forlì. Mussolini è impegnato in furiosi  scontri con i repubblicani del giovane  Pietro Nenni (1891-1980), finché poi nel 1911 i due  non  fanno fronte comune contro la guerra coloniale  per la Libia,  e  finiscono  in galera insieme. Al congresso di Reggio Emilia del 1912  nel partito socialista si ebbe una svolta, quando ottenne la maggioranza la frazione massimalista (rivoluzionaria), rappresentata da Giacinto Menotti Serrati (1872-1926), Costantino Lazzari (1857-1927), Angelica Balabanoff e Benito Mussolini, che fino allora era un semplice   segretario della federazione provinciale di Forlì. A Mussolini fu affidato il prestigioso incarico di direttore del giornale del partito, l’ Avanti!, incarico che accettò a condizione di essere  coadiuvato dalla Balabanoff. La richiesta di Mussolini non era una forma di modestia o di altruismo, ma si trattava di  semplice opportunismo, in quanto aveva bisogno della cultura e dell’ esperienza della Balabanoff. Possiamo dire che, in sostanza, Mussolini fu introdotto nei ranghi  di primo piano del socialismo e fece carriera nel partito grazie alla Balabanoff, la quale  fu sua maestra, consigliera e una specie di sorella maggiore. Circolò voce, anche in tempi più recenti, che i due furono amanti.
Il giovane mussolini

 Angelica aveva verso Mussolini, una specie di compassione materna e sembra che ne fosse attratta anche come uomo, pur comprendendo che era caratterialmente un egoista, rozzo e prepotente. È ragionevole ritenere che mai  furono  amanti, se non  altro per il seguente motivo: Angelica era alta un metro e cinquanta, bassa e rotondetta,  dunque certamente  non attraente agli occhi del giovane  Mussolini. Durò circa un anno la loro collaborazione nella redazione del giornale, dove spesso era la Russa che preparava o correggeva gli editoriali che poi recavano la firma del neodirettore. Il rapporto tra i due  s’incrinò  quando apparve una concorrente, la critica d’arte  Margherita Grassini Sarfatti, di famiglia ebrea  agiata,  ambiziosa e opportunista, che al giornale  scalzò la Balabanoff e poi  divenne l’amante di Mussolini per i successivi 20 anni. La rottura definitiva avvenne verso la fine del 1914 quando Mussolini prese  posizione  per l’intervento in guerra cominciando con lo scrivere sul giornale “ Dal neutralismo assoluto al neutralismo attivo ed operante”, con la  conseguente  sua  espulsione dal partito socialista.  Da qui le loro strade si divisero per sempre. “Se non l’avessi incontrata», aveva confessato una volta Mussolini, «sarei rimasto  un rivoluzionario della domenica». Mussolini, diventato dittatore, a suo modo, conservò una forma di rispetto verso la vecchia compagna e maestra. Negli anni Trenta in Francia la Balabanoff spesso era spiata da agenti della  polizia fascista, ma Mussolini  mai ordinò un attentato alla sua vita, nonostante che la Balabanoff  fosse diventata  la sua più acerrima nemica  e la sua propaganda all’estero  fosse  la più deleteria  per la popolarità del Duce. Negli anni Trenta in America la Balabanoff  pubblicò il libro “Il traditore Mussolini “.  Nel periodo della guerra europea la Balabanoff restò quasi sempre fuori dall’ Italia e si occupò soprattutto della conferenza di  Zimmerwald (cittadina della svizzera), dove nel 1915  convennero i rappresentanti dei partiti socialisti europei, con  l’obiettivo di far  porre fine alla guerra sanguinosa. La conferenza si risolse sostanzialmente in un fallimento, nonostante venisse approvato unitariamente  un documento presentato dal socialdemocratico bolscevico  Lev Trotsky per una pace senza annessioni. 

 A questo proposito bisogna ricordare che il partito socialista italiano, a differenza degli altri partiti europei, fu coerente nell’ assumere  e mantenere una netta posizione  contro la guerra. Negli anni seguenti, nel corso del conflitto, la conferenza venne resa un’ istituzione permanente, come movimento pacifista, e la Balabanoff ne fu la principale organizzatrice e rappresentante. Dopo la rivoluzione russa di febbraio e la caduta dello zar Angelica Balabanoff si recò in Russia. Viaggiò insieme ad  altri socialisti menscevichi, nel  maggio del 1917, un mese dopo che   era giunto in Russia Lenin con il treno speciale  organizzato dal governo germanico. Dopo il colpo di mano bolscevico contro il governo Kerenski  (impropriamente chiamato “rivoluzione d’ ottobre”) la Balabanoff    ricevette da Lenin  diversi incarichi, tra cui quello di commissario del popolo (ministro)  della repubblica sovietica d’ Ucraina,  e di segretaria del Comintern, la III Internazionale, di cui divenne presidente Zinoviev. Angelica rimase esterrefatta nel vedere i massacri  e le persecuzioni che avvenivano nella Russia della guerra civile, e non tollerava il modo di agire di Lenin di Trotsky, di  Zinoviev  e degli altri Bolscevichi.  In seguito non volle più accettare incarichi nella Russia sovietica. Nel 1920 era venuta in Russia una folta delegazione di socialisti e sindacalisti italiani guidata da Giacinto Menotti Serrati, dal quale Lenin, dettando le regole,  pretendeva l’immediata  adesione all’ Internazionale comunista, previa espulsione dei Riformisti dal PSI. Condizioni e modalità  che ovviamente il Serrati non poteva accettare. Dopo di ciò Lenin diede inizio a una campagna diffamatoria nei confronti di Serrati e compagni, del tipo “social traditori “, “opportunisti”, ecc. La cosa non piacque affatto alla Balabanoff,  perchè il PSI era diventato il suo partito ed aveva un forte legame  di stima e  affezione  verso i Socialisti italiani.  

Il giovane Ignazio Silone

Alla fine del 1921 poté  lasciare la Russia, in verità con il consenso di Lenin, che la  riteneva  “un’incomoda moralista”, ma che in fondo la stimava e sperava che potesse essere ancora utile alla causa della rivoluzione  comunista  all’ estero, dove la Balabanoff  aveva acquisito  fama e prestigio;  finché  non venne espulsa dal partito comunista bolscevico russo (1924). In seguito la Balabanoff  avversò il comunismo sovietico e i Comunisti in generale in ogni luogo e in ogni modo. Una simile esperienza ebbe pochi anni dopo un altro personaggio, noto come scrittore, ma meno noto  come comunista militante, cioè Ignazio Silone (1900-1978). Nel maggio del 1927, nella sua ultima visita in Unione sovietica, il giovane  Secondino Tranquilli (che poi divenne lo scrittore Ignazio Silone), allora dirigente comunista,  si trovava in una riunione  del Comintern a Mosca, insieme a Togliatti. Ebbene, il ventiseienne Silone fu l’unico  che ebbe  il coraggio di porre obiezioni  e di  contraddire Stalin.  Racconta Silone: ”Ciò che mi colpì nei comunisti russi, anche in personalità eccezionali come Lenin e Trotsky, era l’assoluta incapacità di discutere lealmente le opinioni contrarie alle proprie.” Silone invece conversava molto bene  con un altro bolscevico che fu anche ministro, il filosofo  Anatoly Lunacharski (1875-1933), anche  perché questi conosceva la lingua e la cultura italiana  (nel 1908  aveva soggiornato un mese ad Introdacqua, un paesino montano dell’ Abruzzo).  Lunacharski ebbe a dire a Silone: “ Noi non siamo arretrati rispetto a voi soltanto in materia tecnica. Noi non abbiamo avuto Machiavelli, Galilei, Giordano Bruno e Beccaria.”  Angelica Balabanoff e Ignazio Silone poi si ritroveranno a militare nello stesso partito socialista negli anni Trenta e nel dopoguerra. La Balabanoff non poté rientrare in Italia, in quanto era stato emesso un provvedimento di espulsione a suo carico. Fu per qualche tempo in Svezia. A Vienna nel 1924  aiutò  Antonio Gramsci  a trovare un alloggio in quella città.  Seguì un lungo soggiorno in Francia e questo fu il periodo peggiore della sua vita, patì  fame e ristrettezze finanziarie. A ciò si aggiunse l’amarezza per il fallimento della rivoluzione in Russia e lo stabilizzarsi della dittatura fascista in Italia. Poi la presa del potere del nazismo in Germania e la tragedia della guerra civile in Spagna.

Restò nel partito socialista in esilio, sempre nella posizione massimalista e ne fu a capo quando la frazione divenne un partito separato. Fu contraria al patto di unità d’azione con i partiti comunisti,  e in questo fu avversaria dell’altro leader socialista  Pietro Nenni. La storia del socialismo italiano è una sequela di scissioni e riunificazioni, il più delle volte fallimentari. Pur restando virtualmente a capo di quel partito massimalista espatria in America nel 1935. Abita a New York in vista del verde del Central Park, e qui finalmente trova  tranquillità e riposo. È in contatto con la carissima amica Emma Goldman ed è assistita finanziariamente dai Socialisti e Sindacati italo americani. Ritorna in Italia nel 1946, dopo più di 30 anni,  aderisce alla scissione del Psiup  di Palazzo Barberini (1947) guidata  Giuseppe Saragat (1898-1988),  e si pone decisamente contro la politica  frontista di Pietro Nenni  e il patto con il partito comunista. Una delle poche soddisfazioni nel dopoguerra l’ebbe quando in un consesso internazionale di partiti socialisti, il laburista Clement Attlee (1883-1967) che stava parlando s’interruppe e disse: “Compagni, in piedi, sta entrando la signora del socialismo!” Angelica Balabanoff, carattere forte, idealista ed ingenua,  era di un’assoluta intransigenza, ma generosa con gli avversari e sempre pronta ad aiutare chi ne avesse bisogno. Appassionata del poeta Leopardi componeva anche poesie in ottimo italiano.  Resta di nuovo delusa quando il partito socialdemocratico di Saragat imbocca decisamente la via della collaborazione nei governi centristi guidati dalla DC.  I nuovi politici si dimostrano troppo inclini al compromesso, all’intrigo e al benessere economico. Lei chiama i  compagni di partito “la banda del buco”.  Nella Roma e nella politica del dopoguerra non si ritrova, è rimasta nel clima e nei tempi delle battaglie del Novecento, resta una moralista pura e irriducibile;  forse anche per questo resta in  certo modo emarginata e  forse  appena tollerata. In quei primi tempi dopo il rientro in Italia confessava di temere di venire  assassinata dai Comunisti. A proposito della biografia di Amedeo La Mattina Enzo Bettiza ha scritto:  « Questo libro è il merito che spetta a una donna che ruppe con Mussolini e con Lenin. Una santa del socialismo che diventò anticomunista e implacabile fustigatrice delle debolezze umane e politiche della sinistra italiana.” Negli ultimi anni, gravemente malata, riceveva  assistenza a cura del partito. Poco prima di morire la donna che l’assisteva la sentì  mormorare “mamuska, mamuska”,  guardando verso il ritratto della madre che non aveva più rivisto da quando era partita, quasi 70 anni fa. Il funerale ebbe luogo in un piovoso giorno di novembre del 1965, Giuseppe Saragat, allora presidente della repubblica, non fu presente al funerale, a rendere omaggio alla defunta si recò invece Pietro Nenni, il compagno e avversario di tante battaglie.